Sab, 29 Novembre 2025
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ASP Catania e Università insieme contro la violenza di genere

A Catania presentato un percorso formativo congiunto tra ASP, Università, Prefettura e scuole per prevenire e contrastare la violenza nelle relazioni.

La violenza nelle relazioni interpersonali – in tutte le sue forme, fisiche, psicologiche, sessuali, economiche, simboliche e digitali – rappresenta un fenomeno complesso che coinvolge tutte le età e tutti i contesti di vita: scuola, università, famiglia, lavoro e comunità. Affrontare tale fenomeno richiede un approccio integrato, condiviso e multidisciplinare, che unisca istituzioni, servizi territoriali, mondo accademico, realtà educative e società civile.

Azienda Sanitaria Provinciale di Catania, Università di Catania, Prefettura di Catania, INAIL di Catania, Ufficio Scolastico Regionale per la Sicilia, ATMS e Associazione Thamaia ETS, promuovono congiuntamente due percorsi formativi paralleli, progettati per rispondere in modo mirato alle esigenze dei diversi interlocutori: un primo percorso universitario, rivolto a studenti e studentesse; il secondo rivolto agli studenti e alle studentesse delle Scuole superiori, che coinvolgerà in via sperimentale 75 alunni delle classi IV, appartenenti a tre Istituti scolastici di Catania, 25 per ciascun istituto (IIS “L. Mangano”; ISIS “Duca Degli Abruzzi”-Politecnico del mare; Liceo Classico Europeo “M. Cutelli”). 

Di questa iniziativa si è parlato nell’incontro che si è svolto questa mattina nell’aula magna del Palazzo Centrale dell’Università, dal titolo “Un tempo per riflettere sulle relazioni violente”, promosso in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. «Di fronte alla violenza nessuno di noi può rimanere spettatore inerme», ha esordito la giornalista Roberta Lunghi, che ha condotto e moderato i vari interventi in programma, trasformando i classici saluti istituzionali in vere e proprie dichiarazioni d’intento che trovano uno sbocco concreto nell’avvio del percorso formativo e di tante altre iniziative congiunte.

 «In questa giornata – ha esordito la prorettrice Lina Scalisi, in rappresentanza dall’Ateneo -, dobbiamo sforzarci di mettere da parte la retorica e raccogliere una sfida che non può più essere rinviata. Tutti insieme siamo chiamati a lavorare per la crescita culturale nella nostra società, per contrastare e arginare la piaga della violenza di genere, la sinergia delle istituzioni presenti ci permette di trovare strumenti più efficaci e di promuovere best practice. L’Ateneo, in questo contesto, ribadisce il proprio ruolo di luogo in cui la conoscenza diventa strumento di emancipazione, in cui si educa alla parità e alla dignità e in cui si costruiscono competenze fondamentali per prevenire la violenza nei contesti formativi e lavorativi». 

Fornendo una serie di statistiche su femminicidi, maltrattamenti, atti persecutori, violenze domestiche e altri reati da ‘codice rosso’ a livello nazionale e locale, il prefetto di Catania Pietro Signorello ha osservato che «si tratta di fenomeni complessi che richiedono interventi multilivello e multiagenzia, rispetto ai quali la Prefettura può essere un punto di snodo e di coordinamento, e che fanno leva su antichi retaggi culturali secondo cui non esiste condizione paritaria tra uomo e donna».

«In molti dei casi che trattiamo quotidianamente – ha confermato il presidente del Tribunale dei Minorenni di Catania Roberto Di Bella – riscontriamo che la donna viene mantenuta in condizioni di subalternità. E i minori sono quasi sempre vittime ma talvolta anche autori di questi odiosi reati, per fortuna esiste un’efficiente relativa a Catania, tra forze dell’ordine, Asp ed enti locali che ha dato vita a delle equipe multidisciplinari integrate che sono riuscite a cambiare il destino di molte persone». 

«La violenza di genere, che si manifesta non solo nella forma della violenza fisica, ma anche in quella psicologica, economica, verbale – ha aggiunto il direttore generale dell’Asp Giuseppe Laganga Senzio – è una questione culturale che coinvolge tutti. Contrastarla significa agire sulle radici profonde dei comportamenti e dei modelli sociali e culturali che la alimentano, per questo riteniamo fondamentale promuovere una formazione diffusa. Solo aumentando la consapevolezza collettiva possiamo riconoscere tutte le dimensioni della violenza e intervenire per prevenirla. È altrettanto essenziale rafforzare la sinergia tra le istituzioni, e oggi abbiamo avuto una testimonianza di questo impegno, affinché ogni donna che subisce violenza trovi una rete capace di accoglierla, proteggerla e accompagnarla nel percorso di uscita».

«L’azione congiunta di istituzioni e delle forze dell’ordine – ha affermato l’assessore comunale alla Pubblica istruzione Andrea Guzzardi – ci permette di prevenire molti casi, ma è un lavoro che va intensificato ogni giorno, dando aiuto alle famiglie e alle donne, intervenendo in particolare sull’aspetto della violenza economica». 

«I dati tuttavia non sono positivi – ha rilevato Anna Agosta, responsabile di Thamaia ETS, l’associazione che coordina la Rete antiviolenza dell’Area metropolitana di Catania -. Più aumentiamo i punti e le occasioni di ascolto, più aumentano le richieste di intervento. Favorire momenti di sensibilizzazione e di contatto incentiva l’emersione del fenomeno e ci porta a stimare che quasi una donna su tre sia oggetto di violenze. Il nostro obiettivo è quello di cambiare il paradigma culturale incentrato sulla disparità di potere che spinge alla violenza sulle donne, anche attraverso la stigmatizzazione di quegli atteggiamenti maschilisti o sessisti che possono degenerare in atti di violenza o prevaricazione».

Dopo i contributi del presidente del Comitato consultivo provinciale Inail Roberto Prestigiacomo, del direttore dell’Ufficio scolastico provinciale Emilio Grasso, che ha rimarcato i ruoli affidati alla scuola in quanto agenzia educativa più importante dopo la famiglia, e del presidente Amts Salvatore Vittorio, che ha accennato ad alcune iniziative attivate in azienda a tutela delle lavoratrici, è stato presentato il percorso formativo, articolato nelle due traiettorie universitaria e scolastica che condividono la stessa cornice istituzionale, i valori e gli obiettivi generali, ma adottano metodi e attività differenti per garantire interventi adeguati all’età, al contesto e alle responsabilità dei partecipanti. 

Entrambe mirano a favorire il riconoscimento precoce delle diverse forme di violenza e a diffondere una cultura della non violenza fondata su rispetto, empatia, ascolto e responsabilità. Rafforzano inoltre il ruolo educativo di scuole e università come luoghi sicuri e promotori di diritti, consolidano la collaborazione tra servizi sanitari, magistratura, forze dell’ordine, centri antiviolenza, docenti e studenti, e accrescono l’attenzione verso le manifestazioni di violenza, anche nella dimensione digitale, sostenendo processi efficaci di prevenzione, segnalazione e tutela.

L’anno di attività – un ciclo di incontri tematici psicologici, sociali, giuridici, sanitari e digitali, pensati per fornire strumenti concreti di riconoscimento, prevenzione e gestione delle situazioni di violenza nelle diverse forme in cui può manifestarsi: fisica, psicologica, economica, simbolica e online – si concluderà con un seminario interistituzionale rivolto a entrambe le comunità educative, nel quale saranno presentati i lavori prodotti dagli studenti universitari e dalle scuole, insieme a una tavola rotonda tra enti, professionisti e operatori della rete territoriale. Su questo percorso, che si concluderà tra dodici mesi esatti, sono intervenute la dott.ssa Loredana Sucato (ASP Catania), la dott.ssa Federica Nicolosi (Prefettura di Catania), la dott.ssa Diana Artuso (INAIL Direzione territoriale di Catania), la prof.ssa Liana Maria Daher (Università di Catania), la dott.ssa Carmen Bosco (Associazione Thamaia ETS) e l’ing. Elisabetta Gerbino (ASP Catania). 

Dopo un intenso momento artistico a cura dell’attrice Manuela Ventura e dell’attore Bruno Torrisi, intitolato “Voci e sguardi contro la violenza”, hanno concluso i lavori la direttrice amministrativa dell’Asp Tamara Civello, il direttore sanitario Giovanni Francesco Di Fede, e la prof.ssa Caterina Ledda, delegata del rettore alla Sicurezza e al benessere dei lavoratori, docente di Medicina del Lavoro del dipartimento Medclin, a suggello di una giornata che ha rappresentato il momento inaugurale di un percorso di lungo periodo: l’occasione per dare visibilità alla rete istituzionale, illustrare gli obiettivi formativi e sottolineare che la prevenzione della violenza richiede un impegno costante, condiviso e basato sulla cultura, sull’educazione e sulla collaborazione tra tutte le realtà del territorio.

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