Dom, 26 Maggio 2024
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Al Policlinico il centro contro iperplasia prostatica

A Catania il primo centro per l’embolizzazione della prostata, innovativo approccio multidisciplinare tra urologia e radiologia per il trattamento dell’iperplasia prostatica benigna

Nasce nell’Azienda Ospedaliero Universitaria Policlinico “G. Rodolico – San Marco” diretta da Gaetano Sirna, il primo centro in città per il trattamento multidisciplinare mininvasivo percutaneo dell’Iperplasia prostatica benigna (IPB).

L’IPB è una condizione clinica determinata dall’aumento volumetrico della ghiandola prostatica che si verifica negli uomini dopo i 50 anni di età, con una sintomatologia ostruttiva ed irritativa del basso tratto urinario, tra cui mitto ipovalido, pollachiuria, nicturia, senso d’incompleto svuotamento vescicale, ecc.

L’innovativo approccio è offerto dalla collaborazione multidisciplinare tra l’Unità Operativa Complessa di Urologia del “Rodolico” diretta da Sebastiano Cimino che per questo progetto si avvale in particolare del lavoro dell’urologo Salvo Virgillito, e l’UOC di Radiologia diretta da Antonello Basile, il quale in questa procedura è coadiuvato dal radiologo Francesco Vacirca, sempre nel presidio di via Santa Sofia.

La procedura radiologico-interventistica, attuata in anestesia locale, consiste nell’embolizzazione della prostata attraverso l’occlusione delle arterie prostatiche, la conseguente riduzione del volume della ghiandola e il successivo miglioramento del flusso urinario.

“La tecnica –spiegano i direttori Cimino e Basile- prevede una piccola incisione cutanea nella coscia e l’introduzione di un microcatetere nell’arteria femorale. Dalla sonda radioguidata sino alle arterie prostatiche, viene iniettato idrogel o alcool che determina l’occlusione dei vasi e il successivo minor apporto di sangue nella ghiandola. Il risultato è il significativo decremento volumetrico di quest’ultima e il netto positivo cambiamento della qualità di vita del paziente”.

“Nell’IPB –aggiungono- dopo la valutazione urologica del paziente volta da un lato ad escludere altri quadri patologici, dall’altro a determinare il grado di incremento volumetrico della ghiandola e la severità dei sintomi ad esso associati, il trattamento resta inizialmente di tipo medico-farmacologico. In particolar modo rappresentato da α-litici, inibitori della 5-α reduttasi. Tuttavia, nei casi più sintomatici e non responsivi alla terapia medica, la chirurgia resta l’opzione più valida”.

Attualmente il trattamento chirurgico dispone di diverse tecniche, più o meno invasive, tra cui quelle endoscopiche, laser, laparoscopiche – robotiche e, infine, la chirurgia open.

“Con l’embolizzazione prostatica si compie un significativo passo in avanti –concludono i professionisti- poiché essa rappresenta una procedura sicuramente da preferire per la sua scarsa invasività. La tecnica è indicata soprattutto in quei pazienti con diverse comorbidità, in quelli con severe turbe della coagulazione, ad alto rischio anestesiologico, con prostate voluminose (superiori ad 80 gr), o in pazienti avanti con l’età, con volontà di mantenimento della funzione sessuale (eiaculazione anterograda)”.

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