Dom, 29 Gennaio 2023
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Valvuloplastica mitralica percutanea all’Ingrassia

Intervento iperspecialistico nel laboratorio di emodinamica eseguito su una paziente di 63 anni

Intervento iperspecialistico su una donna di 63 anni nel Laboratorio di Emodinamica Interventistica dell’Ospedale Ingrassia di Palermo. Tecnicamente è stata eseguita una valvuloplastica mitralica percutanea per il trattamento di una stenosi valvolare mitralica.

“La valvola colpita da malattia reumatica in età giovanile – ha spiegato il Direttore della UOC di Cardiologia, Sergio Fasullo –  ha subito un danno, che poi negli anni è evoluto in restringimento dell’area di apertura della valvola con conseguente compromissione della regolare circolazione del sangue, soprattutto, a livello del circolo polmonare. La malattia reumatica è, ormai, molto rara e questo tipo di intervento è divenuto particolarmente raro. Basti pensare che in tutta Italia nel 2021 ne sono stati effettuati soltanto 109”.

Un “palloncino” dedicato è stato portato da una vena dell’inguine fino al cuore e, tramite la puntura di un setto che divide le cavità atriali, è stato avanzato a livello della valvola e poi dilatato. L’area della valvola è risultata raddoppiata con immediato beneficio sulla dinamica circolatoria a livello polmonare. Due giorni dopo l’intervento la paziente è stata dimessa ed è tornata a casa.             “Ovviamente per effettuare un intervento così complesso e iperspecialistico – ha aggiunto Sergio Fasullo – è necessario un background che è difficile trovare in tutti i nosocomi, ma del quale il Laboratorio di Emodinamica Interventistica dell’Ospedale Ingrassia è dotato”. 

L’intervento è stato eseguito da Daniele Pieri, Antonio Rubino, Claudio D’Angelo, Pierpaolo Prestifilippo e Debora Cangemi, coadiuvati dagli infermieri Marilena Floreno, Fabio Capuozzo ed Emanuele Antonio Camarda.

“Disporre di una potenzialità riguardo a questo tipo di tecnica è fondamentale – ha concluso il Direttore della UOC di Cardiologia dell’Ingrassia – ogni centro che non ne dispone dovrebbe fare riferimento a chi ne è dotato per evitare che nelle scelte terapeutiche si rischi di inviare inopportunamente un paziente a soluzioni più drastiche e invasive come l’intervento cardiochirurgico di sostituzione valvolare con protesi”.

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