Mer, 15 Aprile 2026
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Mielofibrosi: nuovo farmaco riduce anemia e migliora la qualità di vita

Momelotinib si conferma un’opzione efficace contro l’anemia nella mielofibrosi, riducendo il bisogno di trasfusioni e migliorando la qualità di vita dei pazienti. I dati EHA evidenziano un impatto positivo anche su splenomegalia e sopravvivenza.

Importanti novità nella lotta alla mielofibrosi, una rara forma di tumore del sangue che ogni anno colpisce circa 350 persone in Italia, con un’incidenza maggiore tra i 60 e i 70 anni.

Il nuovo farmaco momelotinib, un inibitore orale della proteina Jak, si è dimostrato efficace nel contrastare l’anemia, una delle manifestazioni più gravi della malattia.

Secondo i dati presentati al congresso EHA (European Hematology Association), il 66,5% dei pazienti trattati con momelotinib è risultato indipendente dalle trasfusioni dopo 24 settimane di terapia, come evidenziato nello studio clinico Simplify-1. Un risultato significativo che conferma il valore del farmaco anche per i pazienti già trattati con altri Jak-inibitori, come osservato nello studio Momentum, dove momelotinib ha mostrato benefici non solo sull’anemia, ma anche sulla splenomegalia (ingrossamento della milza) e sui sintomi generali.

“La mielofibrosi può evolvere più o meno rapidamente nell’arco di anni, con modalità variabili da paziente a paziente — spiega il professor Francesco Passamonti, direttore di Ematologia al Policlinico di Milano —. Nella fase iniziale assistiamo a un danno alla struttura del midollo osseo, mentre nella fase avanzata si sviluppa la fibrosi midollare con la migrazione delle cellule staminali immature verso la milza e il fegato, causando anemia e ingrossamento della milza”.

Circa il 40% dei pazienti presenta anemia già alla diagnosi, ma la quasi totalità la sviluppa nel corso della malattia, condizione che comporta la necessità di trasfusioni frequenti e un peggioramento della qualità della vita e della sopravvivenza. Le difficoltà legate alla malattia possono compromettere le normali attività quotidiane come camminare, salire le scale o cucinare.

Attualmente, l’unica terapia potenzialmente curativa resta il trapianto di midollo osseo, riservato però a una piccola percentuale di pazienti sotto i 70 anni, a causa dei rischi elevati. Per tutti gli altri, i Jak-inibitori rappresentano lo standard terapeutico. Tra questi, momelotinib si distingue per la capacità di ridurre significativamente la dipendenza dalle trasfusioni e di migliorare i sintomi legati alla malattia.

I nuovi dati, presentati al congresso EHA, sottolineano inoltre come il raggiungimento di livelli di emoglobina superiori a 10 g/dL sia associato a una migliore sopravvivenza globale, rafforzando l’importanza di un trattamento precoce e mirato dell’anemia nella mielofibrosi.

Alessandro Fragala'
Alessandro Fragala'
Laureato in Scienze della Comunicazione e specializzato in Culture e Linguaggi per la comunicazione all'Università di Catania, diventa giornalista nel 2010 collaborando con l'emittente Antenna Sicilia. Si occupa di sport e in particolare delle vicende del Calcio Catania. Nel 2015 fonda insieme ad altri colleghi l'agenzia Sicra e diventa direttore di Sotto il cielo Rossazzurro, portale web e programma radiofonico in onda su Radio Antenna Uno e Radio Catania. Nel 2016 diventa capo redattore dell'emittente Medical Excellence e redattore di BlogSicilia. Nel 2018 diventa direttore di Futura Production e successivamente del telegiornale di TeleJonica. Conduce su VideoRegione e TeleJonica programmi di successo come Incontri, Teste di calcio, Solo Chiacchiere, Tazebao, Aperinews e le dirette della Festa di Sant'Agata 2020 e 2021. Attualmente Direttore responsabile di SudSport, inserto sportivo di SudPress e capo ufficio stampa del Mpa.

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