Dal congresso di Catania emerge un modello condiviso che unisce clinica, ascolto e approccio olistico, mettendo davvero il paziente al centro.
Una giornata intensa. Partecipata. Densa di contenuti scientifici e di confronto umano. Il congresso La medicina tradizionale incontra la medicina naturale, ospitato il 10 gennaio all’Hotel Four Points by Sheraton di Catania, ha centrato pienamente il suo obiettivo: dimostrare che l’integrazione tra approcci diversi è non solo possibile, ma necessaria, quando al centro resta il paziente.
A tirare le somme sono stati i due coordinatori scientifici, la dott.ssa Giordana Proto e il prof. Massimiliano Veroux, che hanno guidato il confronto tra clinica, prevenzione, alimentazione e medicina integrata.
«È andata benissimo, è stata una giornata intensa, mesi di lavoro e relazioni bellissime», ha dichiarato Giordana Proto.
«Gli uditori erano anche pazienti, contenti e felici per la prima volta al centro dell’attenzione in un congresso medico. Il bilancio è molto positivo». Un passaggio che diventa anche prospettiva. «Stiamo pensando già, insieme al professore, di rendere questo congresso annuale e farlo crescere. L’obiettivo primario di tutti noi è la salute del paziente, e la salute del paziente passa attraverso un approccio complementare». Proto ha evidenziato un segnale di cambiamento che arriva dagli ospedali. «Oggi primari ospedalieri parlano di stile di vita, integrazione e alimentazione, questa è un’innovazione. In Italia siamo un po’ in ritardo rispetto ad altri Paesi europei, ma ci stiamo evolvendo. In Sicilia, a Catania, siamo la prima città con un medico naturale all’interno di una struttura ospedaliera».

Sulla stessa linea il prof. Massimiliano Veroux. «È andata benissimo perché ha mostrato la completa integrazione fra medicina tradizionale e medicina naturale», ha sottolineato. «Le due metodiche possono fondersi senza ostacolarsi, lavorando in sinergia nell’interesse del paziente».
Tra gli spunti principali, l’alimentazione e la gestione delle cronicità. «Una corretta alimentazione può migliorare molte patologie infiammatorie. E nelle malattie croniche la medicina naturale può essere di ausilio alla medicina convenzionale». Resta un nodo culturale: «C’è ancora un ostacolo legato a una conoscenza incompleta. La medicina naturale viene vista talvolta come qualcosa di esoterico, ma è una pratica con solide basi scientifiche, con indicazioni precise e applicabilità reale nei giusti pazienti». Chiusura con l’impegno a proseguire: «Alla prossima edizione cercheremo di migliorare ciò che abbiamo fatto oggi, portando le informazioni a un numero sempre maggiore di persone».
Lezioni magistrali, il cuore scientifico della giornata. Subito dopo i coordinatori scientifici, a segnare i momenti più forti del congresso sono state le lezioni magistrali, affidate a due voci centrali del programma.

Il prof. Franco Berrino, patologo, epidemiologo e nutrizionista, nel suo intervento moderato da Ruggero Sardo, ha richiamato con decisione il ruolo dell’alimentazione come parte integrante della terapia. «Nel mondo medico abbiamo dimenticato che possiamo aiutare le cure con l’alimentazione», ha detto, ricordando come un approccio anti-infiammatorio possa incidere su diabete, malattie autoimmuni e oncologiche, e contribuire anche a ridurre il carico farmacologico. Un messaggio diretto, con un’immagine semplice: tornare a mangiare “cibi”, non trasformazioni industriali.
Lo psicoterapeuta Salvo Noè, nella lezione magistrale dedicata all’ascolto del paziente, ha posto l’attenzione sull’alleanza di cura. «Il primo approccio è fondamentale. Il paziente si apre se si fida, e la fiducia nasce dall’ascolto empatico». Per Noè, l’ascolto non è un passaggio accessorio: è già terapia, perché attiva consapevolezza e collaborazione, senza giudizio.
A completare il quadro del congresso sono stati i numerosi contributi degli altri relatori, che hanno declinato il tema dell’integrazione tra medicina tradizionale e medicina naturale nei rispettivi ambiti specialistici, offrendo una visione ampia e coerente.
Il prof.Igo La Mantia, direttore dell’UOC di Otorinolaringoiatria, ha collegato il tema dell’integrazione a una delle grandi emergenze sanitarie contemporanee, l’abuso di antibiotici e l’antimicrobico-resistenza. In particolare, ha evidenziato come nelle infezioni respiratorie ricorrenti in età pediatrica il ricorso a nutraceutici, fitoterapici e allo studio del microbioma possa rappresentare un valido strumento preventivo, affiancando in modo efficace la medicina convenzionale.
Sul fronte pediatrico e reumatologico, la dott.ssa Patrizia Barone, Responsabile UOSD Pediatria a indirizzo reumatologico Policlinico-San Marco Catania, ha sottolineato il peso determinante dei fattori ambientali nelle malattie autoimmuni e autoinfiammatorie. Da qui la necessità di una presa in carico olistica del paziente, capace di colmare quei vuoti che spesso, per limiti di tempo e contesto, la sola visita clinica non riesce a coprire.
Il prof. Sandro La Vignera, endocrinologo, ha approfondito il rapporto tra estrogeni e comportamento alimentare nelle diverse fasi della vita della donna, spiegando come le variazioni ormonali incidano sul controllo della fame edonistica. Nel suo intervento ha evidenziato anche come alcune soluzioni di derivazione più “naturale”, rispetto a formulazioni di vecchia generazione, possano offrire profili di sicurezza migliori nelle terapie di lungo periodo.
Da una prospettiva chirurgica, il dott. Gabriele Prinzi ha richiamato il concetto di una medicina meno farmacocentrica e più personalizzata. Una medicina “su misura”, capace di considerare la persona come un sistema complesso e non come la somma di singoli organi, con l’obiettivo di ridurre gli effetti collaterali e restituire dignità e centralità al paziente.
La dott.ssa Noemi Molino, odontoiatra, ha spiegato come la gnatologia richieda necessariamente un approccio globale. Il paziente con disturbi temporomandibolari è spesso un paziente complesso, in cui la componente emotiva e sistemica incide sulla risposta alle terapie. In questo senso, il supporto della medicina naturale consente risultati più rapidi, più stabili e più duraturi nel tempo.

Nel corso della terza sessione ha trovato spazio anche il contributo della dott.ssa Nicoletta Lanza, psicologa e psicoterapeuta, esperta in neurofisiologia clinica, neurofisiologia applicata e tecniche di autoregolazione. Il suo intervento si è concentrato sul trattamento dei disturbi del sonno, in particolare dell’insonnia, attraverso un approccio di psicoterapia integrata ai rimedi naturali.
La dott.ssa Lanza ha approfondito le implicazioni psicofisiologiche e neurologiche che intervengono nell’insorgenza e nel mantenimento dell’insonnia, offrendo strumenti clinici, scientifici e psicoeducativi utili sia ai professionisti del settore sia ai non addetti ai lavori. L’obiettivo, ha spiegato, è aiutare a comprendere la complessità di questi disturbi e favorire una maggiore consapevolezza rispetto al valore dell’integrazione tra approccio psicoterapeutico e medicina naturale. Nel suo intervento ha inoltre presentato un protocollo specifico per il trattamento dell’insonnia che prevede il supporto mirato di rimedi naturali, inseriti all’interno di un percorso strutturato e personalizzato.
Sul versante nutrizionale, la dott.ssa Livia Emma ha ribadito il ruolo centrale della vitamina D non solo nel metabolismo osseo, ma soprattutto nella modulazione del sistema immunitario. Un tema che impone un cambio culturale, con un’attenzione maggiore all’integrazione quotidiana e a valori ematici realmente funzionali alla prevenzione e alla salute globale.
La fisioterapista e osteopata, dott.ssa Ilaria Carbone ha illustrato il valore della terapia cranio-sacrale come tecnica manuale non invasiva, perfettamente integrabile con altri percorsi clinici. Un approccio che, come dimostrano diversi studi, può sostenere i processi di guarigione anche in ambito post-operatorio.
La prof.ssa Liliana Mereu, direttrice clinica di Ostetricia e Ginecologia del Policlinico Rodolico San Marco, ha posto l’attenzione sul dolore pelvico cronico, spiegando come non sia un semplice sintomo ma una vera patologia legata a processi di ipersensibilizzazione del sistema nervoso. In questo contesto, la medicina naturale può avere un ruolo fondamentale nel riequilibrare il sistema quando il danno tessutale è già superato, migliorando in modo significativo la qualità della vita delle pazienti.
L’ostetrica e osteopata, dott.ssa Giovanna Gariglio ha portato l’esperienza maturata nella prevenzione primaria del pavimento pelvico, raccontando un percorso professionale orientato a soluzioni meno invasive e più rispettose della fisiologia della donna. Un esempio concreto di come medicina tradizionale e medicina naturale possano incontrarsi senza sovrapporsi, ma completandosi.
A chiudere il ciclo degli interventi, la biologa nutrizionista dott.ssa Valentina Amico ha affrontato il tema della nutrizione antinfiammatoria, chiarendo che non esistono protocolli validi per tutti. Ogni paziente è diverso, condizionato da terapie in atto, patologie associate e abitudini di vita, ed è proprio in questa complessità che l’integrazione tra approcci diventa uno strumento imprescindibile.
Il congresso si chiude così con una consapevolezza condivisa: l’integrazione non è più una teoria.
È un percorso già avviato, concreto, e destinato a crescere.

