La Sicilia riesce a garantire quasi otto prime visite specialistiche su dieci entro i tempi previsti, ma rispetto al 2025 registra uno degli arretramenti più significativi a livello nazionale. Anche sul fronte degli esami diagnostici, poco più di sette prestazioni su dieci vengono effettuate rispettando le scadenze indicate.
È il quadro che emerge dal nuovo Bollettino sull’andamento delle liste d’attesa realizzato dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, Agenas. I dati mostrano un miglioramento complessivo in numerose Regioni, ma evidenziano anche differenze territoriali ancora profonde e situazioni nelle quali il percorso di recupero sembra essersi interrotto.
Prime visite, la Sicilia perde 7,5 punti
Per quanto riguarda le prime visite specialistiche, in Sicilia il 79,7% delle prestazioni viene erogato entro i tempi di garanzia. Un risultato che colloca l’Isola a metà della graduatoria nazionale, dietro anche a diverse Regioni del Mezzogiorno.
Il dato più preoccupante riguarda però il confronto con il 2025. La Sicilia perde infatti 7,5 punti percentuali, facendo registrare il secondo arretramento più consistente in Italia, preceduta soltanto dalla Provincia autonoma di Trento, che segna una riduzione dell’8,4%.
La distanza dalle Regioni più virtuose resta ampia. In Basilicata il rispetto dei tempi raggiunge il 98,9%, mentre Marche, Lazio e Veneto superano la soglia del 90%. Risultati migliori rispetto alla Sicilia vengono registrati anche in Calabria, con l’86,6%, Campania, con l’84,5%, Liguria, con l’82,9%, e Lombardia, con l’81,8%.
Il confronto assume un peso ancora maggiore considerando che alcune Regioni sono riuscite a compiere passi avanti importanti. La Liguria guadagna 19,7 punti rispetto al 2025, mentre la Lombardia cresce del 9,5%.
Esami diagnostici, tempi rispettati nel 71,9% dei casi
Le criticità siciliane emergono anche per gli esami diagnostici. Nell’Isola soltanto il 71,9% delle prestazioni viene garantito entro i tempi stabiliti. In termini concreti, quasi tre esami su dieci vengono quindi effettuati oltre la scadenza prevista.
Anche in questo caso la Sicilia rimane distante dalle realtà con le performance migliori. Il Veneto raggiunge il 97,1%, seguito da Campania con il 96%, Basilicata con il 94,6% e Marche con il 92,4%.
Sono numerose, inoltre, le Regioni che superano l’80% di rispetto dei tempi: Lazio, Toscana, Molise, Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia, Calabria, Piemonte e Friuli-Venezia Giulia. La Sicilia si colloca invece nella parte bassa della graduatoria, davanti soltanto a Valle d’Aosta, Abruzzo, Puglia e Umbria.
Un segnale da non sottovalutare
I numeri restituiscono una situazione articolata. La maggior parte delle prestazioni viene ancora erogata entro i tempi di garanzia, ma il rallentamento registrato nelle prime visite segnala una difficoltà che non può essere ignorata.
Il nodo non riguarda soltanto l’efficienza del sistema. Tempi più lunghi possono spingere i cittadini a rinunciare alle cure, a rivolgersi al privato sostenendo costi aggiuntivi oppure a rimandare accertamenti importanti. Il peso maggiore ricade sulle persone fragili e sulle famiglie con minori possibilità economiche.
Per la sanità siciliana, dunque, la sfida non consiste soltanto nell’aumentare il numero delle prestazioni. Servono una programmazione più efficace, un monitoraggio costante delle agende, il rafforzamento degli organici e un utilizzo pieno delle strutture territoriali. L’obiettivo deve essere chiaro: recuperare il terreno perduto e rendere il diritto alle cure realmente accessibile, senza trasformare l’attesa in un ulteriore fattore di disuguaglianza.

