Il ritorno sui banchi può essere accompagnato dal cosiddetto “back to school blues”, una malinconia da rientro che, in alcuni casi, può trasformarsi in ansia. L’Istituto Superiore di Sanità propone una serie di indicazioni per affrontare questa fase con maggiore serenità, ristabilendo gradualmente le abitudini quotidiane e favorendo il dialogo tra studenti, famiglie e scuola.
L’ansia da rientro cambia con l’età
Secondo Chiara Cattaneo, del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute, e Vittorio Palermo, del Dipartimento di malattie cardiovascolari, endocrino-metaboliche e invecchiamento dell’ISS, il rientro a scuola rappresenta una fase di adattamento che può essere superata attraverso strategie mirate.
Nei bambini più piccoli il disagio può manifestarsi soprattutto come difficoltà a separarsi dalle figure di riferimento. Con la crescita acquistano invece maggiore peso le preoccupazioni per il rendimento scolastico, mentre durante la preadolescenza e l’adolescenza diventano centrali le relazioni con i coetanei e il timore di essere esclusi dal gruppo.
Particolare attenzione deve essere riservata ai passaggi da un ciclo scolastico all’altro, quando il cambiamento degli ambienti e la formazione di nuovi gruppi possono generare incertezza anche negli studenti che solitamente si adattano senza difficoltà.
Come riconoscere il disagio
L’ansia da rientro può presentarsi attraverso pensieri ricorrenti e preoccupazioni legate agli insegnanti, alle amicizie, ai risultati scolastici o all’organizzazione delle giornate. Alcuni bambini chiedono continue rassicurazioni; altri possono apparire più irritabili, emotivamente sensibili o meno concentrati.
Il disagio può esprimersi anche attraverso sintomi fisici come mal di pancia, nausea, mal di testa, stanchezza, disturbi del sonno o riduzione dell’appetito. In alcuni casi possono comparire riluttanza a uscire di casa, resistenza ad andare a scuola o tendenza a evitare le situazioni percepite come difficili.
Ripristinare gradualmente la routine
Per ridurre lo stress è utile recuperare i ritmi scolastici già nei giorni precedenti alla prima campanella. Anticipare progressivamente l’orario della sveglia e quello del sonno, riprendere le consuete attività del mattino e limitare l’utilizzo degli schermi nelle ore serali può aiutare bambini e ragazzi a sentirsi più preparati.
Anche sistemare insieme libri, quaderni e altro materiale scolastico può trasformarsi in un’occasione per familiarizzare con il ritorno in classe e affrontarlo con maggiore consapevolezza.
Sonno e alimentazione sostengono il benessere emotivo
Dormire a sufficienza e seguire un’alimentazione regolare sono due elementi fondamentali per il benessere psicofisico. È importante che bambini e adolescenti facciano colazione, consumino pasti equilibrati e abbiano la possibilità di fare uno spuntino nel corso della giornata.
Essere riposati e alimentarsi correttamente aiuta a contenere irritabilità, stress e difficoltà di concentrazione, rendendo più semplice il graduale adattamento agli impegni scolastici.
Ascoltare senza minimizzare le paure
Di fronte alle preoccupazioni dei figli, i genitori dovrebbero offrire uno spazio di ascolto, evitando frasi che rischiano di sminuire ciò che provano. Accogliere e riconoscere le emozioni permette al bambino o all’adolescente di sentirsi compreso.
Più che fornire rassicurazioni immediate, può essere utile aiutarlo a individuare possibili soluzioni: organizzare le attività, parlare con un insegnante, chiedere sostegno a un compagno o affrontare una difficoltà alla volta.
Anche il modo in cui vengono poste le domande conta. Domande aperte e neutrali sulla giornata scolastica consentono di mostrare interesse senza trasmettere pressioni, aspettative eccessive o le ansie degli adulti.
Familiarizzare con la nuova scuola
Quando il rientro coincide con l’ingresso in un nuovo istituto, visitare in anticipo gli ambienti e percorrere il tragitto tra casa e scuola può ridurre l’incertezza. Conoscere gli spazi, gli accessi e il percorso quotidiano aumenta il senso di familiarità e può rendere il primo giorno meno impegnativo.
Evitare il sovraccarico nelle prime settimane
Il ritorno alla routine dovrebbe avvenire in modo graduale. Durante le prime settimane può essere opportuno non aggiungere troppi nuovi impegni e distribuire in modo equilibrato attività scolastiche ed extrascolastiche.
Anche gli eventuali compiti delle vacanze devono essere gestiti senza concentrare tutto all’ultimo momento. L’obiettivo non è raggiungere immediatamente la piena efficienza, ma recuperare passo dopo passo un ritmo sostenibile.
Cosa possono fare ragazze e ragazzi
Respirazione lenta, pianificazione delle attività e problem solving sono strumenti semplici che possono aiutare a gestire le preoccupazioni. È altrettanto importante condividere ciò che si prova con un adulto di riferimento o con un compagno fidato.
Le aspettative devono rimanere realistiche: i primi giorni costituiscono un periodo di assestamento per tutti e non è necessario affrontare ogni nuova sfida immediatamente o in modo perfetto.
Il ruolo degli insegnanti
La scuola è uno dei principali luoghi di promozione del benessere psicologico. Routine chiare, attività introdotte progressivamente e particolare attenzione ai nuovi inserimenti possono rendere più semplice il ritorno in classe.
Un clima positivo, fondato su relazioni di sostegno tra docenti e studenti, sul contrasto al bullismo e sulla valorizzazione del senso di appartenenza, protegge il benessere emotivo e favorisce anche l’apprendimento.
Gemelli: stessi eventi, emozioni differenti
Il ritorno a scuola può suscitare emozioni diverse anche nei gemelli. Come evidenzia Emanuela Medda, responsabile del Registro nazionale gemelli dell’ISS, la presenza del fratello o della sorella può costituire una fonte di sicurezza, ma non significa che entrambi vivano il cambiamento nello stesso modo.
Uno dei due può essere entusiasta, mentre l’altro può mostrare maggiore preoccupazione o manifestare sintomi fisici. È quindi importante evitare confronti e lasciare a ciascun bambino lo spazio necessario per esprimere emozioni, bisogni e tempi di adattamento personali.
Quando è opportuno chiedere aiuto
Le difficoltà iniziali possono rientrare nel normale processo di adattamento. Se però il disagio persiste, aumenta nel tempo o si accompagna a un progressivo rifiuto della scuola, non dovrebbe essere ignorato.
Famiglia e insegnanti possono collaborare per osservare i segnali, mantenere aperto il dialogo e individuare precocemente le difficoltà. Quando necessario, è possibile rivolgersi al pediatra o a un professionista della salute mentale.
Un’alleanza tra scuola, famiglia e studenti
Il disagio scolastico non riguarda esclusivamente la dimensione educativa o sanitaria, ma coinvolge aspetti psicologici, sociali e relazionali. Per questo l’ISS richiama il modello della “whole-school approach”, nel quale il benessere diventa una responsabilità condivisa dall’intera comunità scolastica.
Promuovere competenze come autoregolazione emotiva, empatia e capacità di risolvere i problemi può favorire l’adattamento e il benessere degli studenti. Gli interventi risultano più efficaci quando entrano stabilmente nella vita scolastica e coinvolgono ragazzi, docenti, famiglie e servizi del territorio.

