Educazione alimentare semplice, visiva e concreta. È questa la chiave per migliorare le abitudini alimentari dei bambini.
Un nuovo studio condotto dai ricercatori del Dipartimento di Scienze e Bio-Tecnologie dell’Università Campus Bio-Medico di Roma e pubblicato sulla rivista Scientific Reports dimostra che il modello educativo Nutripiatto può aiutare i più piccoli a costruire pasti più equilibrati e a sviluppare maggiore consapevolezza su porzioni e frequenza degli alimenti.
Il progetto ha coinvolto circa 800 bambini tra i 6 e i 10 anni in tre regioni italiane, Piemonte, Lazio e Sicilia. L’obiettivo era valutare l’impatto di Nutripiatto, uno strumento di educazione alimentare basato sulla dieta mediterranea composto da un piatto illustrato e da una guida alle ricette, sviluppato da Nestlé con la supervisione scientifica della Società italiana di pediatria preventiva e sociale e della stessa Università Campus Bio-Medico.
I partecipanti sono stati divisi in due gruppi di età, 6-7 anni e 9-10 anni. Le loro abitudini alimentari sono state analizzate all’inizio dello studio e dopo due mesi di utilizzo dello strumento, durante i quali i bambini hanno utilizzato Nutripiatto a casa e partecipato a incontri di educazione alimentare.
Dall’analisi emerge anche una fotografia interessante delle abitudini familiari.
La cena è il pasto più spesso consumato a casa, soprattutto in Sicilia, mentre il pranzo è quello che più frequentemente viene consumato fuori casa in Piemonte e Lazio, dove molti bambini mangiano alla mensa scolastica. L’attività sportiva è diffusa in tutte le regioni, anche se con differenze territoriali.
I risultati mostrano miglioramenti significativi.
Dopo due mesi, i bambini hanno dimostrato una maggiore comprensione delle quantità corrette di cibo e delle frequenze di consumo degli alimenti. In particolare è stato osservato un aumento nel consumo di cereali integrali, verdure e acqua, accompagnato da una riduzione delle porzioni di carne e pesce.
Il consumo di verdure, ad esempio, è cresciuto fino all’83% dei bambini in Piemonte nel gruppo più giovane, mentre nel gruppo dei più grandi ha raggiunto l’81%. Anche l’assunzione di acqua è aumentata nella maggior parte dei partecipanti, così come si è registrata una riduzione dei comportamenti sedentari.
«Questa analisi preliminare mette in luce come l’educazione alimentare possa essere efficace quando riesce a parlare il linguaggio dei bambini», spiega Manon Khazrai, professore associato di Scienze e tecniche dietetiche dell’Università Campus Bio-Medico di Roma. «Un approccio visivo e concreto aiuta a comprendere porzioni e frequenze di consumo, oltre all’importanza di alimenti chiave come frutta, verdura e acqua».
Secondo Chiara Spiezia, nutrizionista dell’ateneo romano, strumenti pratici come Nutripiatto permettono di trasformare le linee guida nutrizionali in comportamenti quotidiani. «Lavorare su porzioni, varietà e frequenze di consumo consente ai bambini di costruire pasti più equilibrati in modo naturale, favorendo cambiamenti reali e duraturi nelle abitudini alimentari».
Lo studio, pur limitato nel tempo, apre la strada a ricerche più ampie. L’obiettivo è consolidare il ruolo dell’educazione alimentare come strumento concreto per contrastare sovrappeso e obesità infantile, promuovendo fin dall’infanzia uno stile di vita più sano e consapevole.

