Nella ricerca neuroscientifica, l’Italia segna un record storico. E lo fa in appena tre anni.
Grazie al programma Mnesys, il nostro Paese ha prodotto oltre 1500 studi scientifici nel campo delle neuroscienze, un risultato senza precedenti che colloca l’Italia ai vertici europei per quantità e qualità della ricerca sul cervello.
Numeri che parlano chiaro e che raccontano un cambio di passo concreto.
Il bilancio dei primi tre anni di attività di Mnesys è stato tracciato a Genova, durante l’evento finale “Mnesys: viaggio nel cervello. Trasformare la ricerca in nuove terapie”. Un’occasione per fare il punto sui traguardi scientifici raggiunti, ma anche sulle ricadute reali per i cittadini e per il sistema sanitario.
Un investimento strategico che genera valore
Il programma è partito con 115 milioni di euro di fondi PNRR, un investimento pubblico che, secondo le stime, potrà generare un ritorno economico fino al doppio, tra nuovi investimenti, occupazione qualificata e risparmi sanitari legati a diagnosi e terapie più tempestive.
Non solo ricerca, quindi, ma economia reale.
Oggi Mnesys è il più grande programma italiano ed europeo dedicato alle neuroscienze, con oltre 800 scienziati coinvolti, 25 soci fondatori e 65 centri aggiuntivi entrati nella rete negli ultimi anni.
Nord e Sud, una rete che riduce il divario
Uno dei risultati più significativi riguarda il riequilibrio territoriale. E non è un dettaglio.
Nel 2023 le collaborazioni tra centri di ricerca del Sud e istituzioni del Nord erano poco più di 20. Nel 2025 sono diventate oltre 150, con più di 500 studi provenienti da Università ed enti del Mezzogiorno, un dato in continua crescita.
Un cambio di paradigma, che lascia il segno.
“Con oltre 1500 pubblicazioni in tre anni abbiamo raggiunto un record senza precedenti”, sottolinea Antonio Uccelli, coordinatore scientifico di Mnesys e ordinario di Neurologia all’Università di Genova. “È il frutto di uno sforzo condiviso che ha ridotto il gap tra Nord e Sud e posto le basi perché la medicina di precisione arrivi anche in neurologia e psichiatria”.
Dalla ricerca alle terapie del futuro
I risultati scientifici spaziano dai gemelli digitali del cervello all’individuazione di nuovi bersagli terapeutici per Alzheimer e Parkinson, dall’uso innovativo di farmaci già esistenti allo sviluppo di protesi bioniche sempre più integrate.
Ricerca avanzata con ricadute concrete.
“Mnesys era una scommessa, oggi è una realtà solida”, spiega Enrico Castanini, presidente del programma. “Per la prima volta medici, ingegneri, biologi e informatici lavorano insieme, supportati da supercalcolatori capaci di analizzare enormi quantità di dati. È così che la medicina di precisione entra davvero nel campo delle malattie neurologiche”.
L’orgoglio dell’Università di Genova
Capofila del progetto è la Università di Genova, che ha coordinato la rete nazionale di eccellenza nelle neuroscienze e nella neurofarmacologia.
“Le competenze e la creatività dei ricercatori italiani, unite a tecnologie avanzate e a un approccio interdisciplinare, hanno prodotto risultati destinati ad avere un impatto significativo sulla qualità delle cure”, commenta il rettore Federico Delfino.
Investire in ricerca è una scelta strategica
Il messaggio finale è chiaro e non ammette ambiguità.
“In Italia il finanziamento della ricerca resta basso rispetto al PIL”, ricorda Loredana Luzzi, direttore generale di Mnesys. “Tradurre la ricerca di base in benefici concreti per la salute pubblica e lo sviluppo tecnologico è una priorità strategica, perfettamente coerente con gli obiettivi del PNRR”.

