Il tumore della prostata resta una delle neoplasie più diffuse tra gli uomini. La diagnosi precoce, però, può fare la differenza.
Secondo il dottor Fabrizio Presicce, dirigente medico della UOC Urologia dell’Ospedale San Filippo Neri di Roma, la strategia più efficace resta quella dei controlli periodici, soprattutto dopo i 50 anni e nei soggetti con familiarità.
Incidenza e numeri della malattia
In Italia il tumore della prostata rappresenta una delle principali patologie oncologiche maschili.
Ogni anno si registrano circa 40 mila nuovi casi, pari a circa il 19-20% di tutti i tumori negli uomini. Nel nostro Paese oltre 485 mila uomini convivono con una diagnosi di tumore prostatico, mentre i decessi legati a questa malattia superano gli 8 mila casi l’anno.
L’incidenza cresce in modo significativo dopo i 65 anni, ma la buona notizia riguarda però la sopravvivenza.
Grazie alla diagnosi precoce e alle terapie moderne, la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi raggiunge oggi circa il 90-91%.
Fattori di rischio e stile di vita
A differenza di altre neoplasie, il tumore della prostata non è fortemente legato a fattori di rischio modificabili, come il fumo di sigaretta.
Il fattore più rilevante resta invece la predisposizione genetica e familiare.
Secondo Presicce, tuttavia, alcuni elementi dello stile di vita potrebbero avere un ruolo protettivo. Tra questi: alimentazione ricca di fibre, ridotto consumo di grassi saturi, minore apporto di proteine di origine animale, attività fisica regolare.
Non è un caso che l’incidenza della malattia sia più bassa nelle aree del Mediterraneo e nel Sud-est asiatico, dove la dieta è generalmente più equilibrata rispetto ai Paesi del Nord Europa o agli Stati Uniti.
Studi su popolazioni asiatiche trasferite negli Usa hanno infatti dimostrato che, adottando abitudini alimentari occidentali, il rischio di tumore della prostata tende ad aumentare.
Quando iniziare i controlli
La prevenzione primaria, cioè la possibilità di impedire lo sviluppo del tumore, non è oggi possibile.
La chiave resta quindi la diagnosi precoce.
Le principali società scientifiche internazionali raccomandano di effettuare: una visita urologica e il dosaggio del PSA intorno ai 50 anni.
In presenza di familiarità diretta per tumore della prostata, ad esempio padre o fratello affetti, i controlli dovrebbero iniziare già intorno ai 45 anni.
Anche nei soggetti con mutazioni genetiche note, come quelle del gene BRCA, lo screening può essere anticipato.
PSA e risonanza multiparametrica
Negli ultimi anni il ruolo del PSA è stato spesso discusso. Oggi gli specialisti puntano a un utilizzo più mirato e personalizzato.
Il valore del PSA non va interpretato come un dato isolato. Conta soprattutto l’andamento nel tempo, la cosiddetta PSA velocity, e il rapporto tra PSA e volume della prostata, definito PSA density.
Quando il PSA risulta sospetto, uno degli strumenti più utili è la risonanza magnetica multiparametrica della prostata.
Questo esame consente di individuare con maggiore precisione le aree sospette e di selezionare i pazienti che devono realmente essere sottoposti a biopsia prostatica, riducendo così esami inutili.
La risonanza multiparametrica ha cambiato profondamente il percorso diagnostico. In molti casi permette anche di adottare strategie di sorveglianza attiva, monitorando nel tempo tumori a crescita molto lenta ed evitando trattamenti immediati.
Il ruolo della genetica
La ricerca si sta concentrando sempre più sui test genetici. Tra i più utilizzati c’è quello per la mutazione del gene BRCA, già noto nel tumore della mammella. In futuro potrebbero diventare sempre più diffusi i cosiddetti polygenic risk score, pannelli genetici capaci di stimare il rischio individuale di sviluppare la malattia.
Questo permetterebbe di modulare gli screening in modo sempre più personalizzato.
Attenzione ai sintomi
Nella maggior parte dei casi il tumore della prostata non provoca sintomi nelle fasi iniziali. Proprio per questo motivo lo screening è fondamentale. Nelle forme più avanzate possono comparire segnali come: dolore osseo, perdita di peso, difficoltà urinarie.
Oggi queste situazioni sono sempre più rare grazie alla diffusione dei controlli.
Il messaggio degli specialisti resta chiaro: dopo i 50 anni è importante sottoporsi periodicamente a visita urologica e monitorare il PSA, soprattutto in presenza di familiarità per tumore della prostata. La diagnosi precoce continua a essere lo strumento più efficace per ridurre mortalità e complicanze della malattia.

