Nuove evidenze sostengono l’impiego dell’acido bempedoico nella gestione della dislipidemia. Le analisi dello studio MILOS, presentate al Congresso della Società europea di cardiologia (ESC 2026) a Monaco di Baviera, mostrano infatti riduzioni clinicamente rilevanti del colesterolo LDL nella pratica clinica quotidiana.
Il trattamento è stato valutato sia in monoterapia sia nell’associazione a dose fissa con ezetimibe. Secondo i risultati annunciati da Daiichi Sankyo, il miglioramento dei livelli lipidici osservato entro il primo anno potrebbe tradursi in una significativa diminuzione del rischio cardiovascolare stimato a dieci anni.
Rischio cardiovascolare relativo ridotto del 17,1%
Una delle nuove analisi ha coinvolto 960 pazienti a rischio. Sulla base dei livelli di colesterolo LDL raggiunti, un anno di terapia aggiuntiva con acido bempedoico è risultato associato a una riduzione relativa del rischio cardiovascolare stimato del 17,1% e a una riduzione assoluta del 4,8% rispetto alla probabilità prevista di eventi cardiovascolari maggiori nei dieci anni successivi.
È importante precisare che si tratta di una stima elaborata attraverso modelli di rischio e non della misurazione diretta degli eventi cardiovascolari verificatisi durante il periodo di osservazione.
Efficacia nelle donne e negli uomini
I dati indicano un’efficacia consistente in entrambi i sessi. L’acido bempedoico, utilizzato da solo oppure insieme a ezetimibe in una singola compressa, ha determinato una riduzione relativa del colesterolo LDL pari al 31% nelle donne e al 25% negli uomini.
Le analisi confermano inoltre risultati favorevoli nei diversi profili glicemici. Nei pazienti con diabete, prediabete o normali livelli di glucosio, il trattamento — con o senza altre terapie ipolipemizzanti — ha prodotto una riduzione media del colesterolo LDL di almeno il 24,9%.
Entro un anno è aumentata anche la percentuale di persone che hanno raggiunto il proprio obiettivo terapeutico, indipendentemente dalla presenza del diabete.
Nuove opzioni per personalizzare il trattamento
«Questi risultati rafforzano la fiducia dei medici nell’impiego dell’acido bempedoico e della sua associazione a dose fissa con ezetimibe nella pratica clinica reale», ha commentato Klaus G. Parhofer, professore di Endocrinologia e Metabolismo all’Università di Monaco di Baviera.
L’acido bempedoico rappresenta un’opzione per ridurre il colesterolo LDL, in particolare quando gli obiettivi raccomandati non vengono raggiunti con le altre terapie o queste non sono adeguatamente tollerate. La scelta del trattamento deve comunque essere definita dal medico sulla base del rischio cardiovascolare complessivo, delle condizioni cliniche e delle terapie già assunte dal paziente.
I nuovi risultati dello studio MILOS ampliano le conoscenze sull’impiego del farmaco nella vita reale, mostrando un’efficacia trasversale in differenti gruppi di pazienti. Rimane però essenziale distinguere la riduzione del rischio calcolata attraverso modelli predittivi dalla dimostrazione diretta di una diminuzione degli eventi clinici.

