Sab, 10 Ottobre 2026
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A Catania il XV Congresso SIMES rilancia la collaborazione tra specialisti per una cura centrata sul paziente

Conclusi all’Hotel Nettuno i lavori dedicati alla multidisciplinarietà per una cardiologia senza confini. La Mantia sottolinea il valore della cooperazione tra territorio e ospedale, Crisafulli il legame tra le diverse patologie e il benessere della persona.

«La cooperazione fra di noi è importantissima, non esiste più una separazione tra medici del territorio e medici ospedalieri, siamo medici e il nostro primo input è quello della cura e del benessere del paziente». È il bilancio della dottoressa Rosalia La Mantia, direttrice del corso e componente del comitato scientifico del XV Congresso regionale SIMES, la Società italiana medici specialisti del territorio, che si è concluso all’Hotel Nettuno di Catania dopo due giornate di confronto sul tema “Multidisciplinarietà per una cardiologia senza confini”.

La Mantia ha evidenziato la partecipazione di colleghi di numerose branche specialistiche e il contributo delle relazioni all’aggiornamento diagnostico e terapeutico. «Questo è lo spirito della SIMES: cercare di mettere insieme quelle che sono le competenze, le esperienze e tutto ciò che riguarda ogni singola branca della medicina», ha aggiunto, richiamando la disponibilità a condividere conoscenze e a migliorare l’approccio ai malati.

Un giudizio positivo condiviso dalla dottoressa Virginia Crisafulli, componente del comitato scientifico: «Il congresso è andato molto bene. Il pubblico è stato molto attento e anche numeroso». Per Crisafulli, il valore dell’incontro risiede nella capacità di leggere insieme le diverse condizioni cliniche: «Non si può fare il cardiologo, lo pneumologo senza conoscere tutto il resto delle altre patologie e senza trovarne cause o spunti anche in altri organi, in altre malattie». Il riferimento comune rimane il benessere del paziente, attraverso una presa in carico che tenga conto delle interconnessioni tra gli organi.

Su questa impostazione si è sviluppato il confronto del 9 e 10 ottobre, dalle patologie cardioreno-metaboliche allo scompenso cardiaco, dall’interventistica alle malattie neurodegenerative, fino alla salute mentale e alla responsabilità medica.

Ad aprire gli approfondimenti scientifici è stato Antonio Granata, direttore dell’UOC di Nefrologia e Dialisi dell’ospedale Cannizzaro, con le nuove terapie nella malattia renale diabetica. «I problemi che noi abbiamo in atto sono principalmente di cercare di individuare il paziente giusto per la terapia giusta», ha spiegato, indicando nella personalizzazione delle cure il passaggio decisivo per tradurre l’innovazione farmacologica in benefici per i pazienti.

Maurizio Garozzo, dirigente medico della Nefrologia dell’ospedale di Acireale, ha approfondito il ruolo del finerenone nella protezione cardiorenale: «Ha un altro meccanismo di azione e quindi ha un effetto aggiuntivo a quello delle gliflozine». Il suo intervento ha affrontato le possibilità offerte dalle diverse strategie terapeutiche nella gestione del paziente con diabete e malattia renale.

Sul versante urologico, Christian Ranno, responsabile di Clinica Sicura Catania e dell’Unità funzionale di Urologia della casa di cura Gibiino, ha richiamato la complessità delle prostatiti e il loro impatto sulla vita quotidiana: «La prostatite non è una patologia da trattare in maniera univoca per tutti i pazienti, ma deve essere adattata la terapia a ogni soggetto».

Giuseppe Sidoti, del Centro Medico Le Zagare e coordinatore scientifico della sezione regionale Sicilia della SIA, ha affrontato il tema dell’infertilità e della prevenzione: «Noi come società scientifiche abbiamo il dovere di intervenire evidenziando quelle che sono le conoscenze sull’argomento e cercando di prevenire quello che è prevenibile», ha osservato, soffermandosi sull’età, sui fattori ambientali e sulla necessità di una maggiore consapevolezza della salute riproduttiva.

Ampio spazio è stato dedicato allo scompenso cardiaco. Giovanna Di Gregorio, dirigente medico della Cardiologia del Policlinico di Catania, ha illustrato il ruolo delle gliflozine e insistito sul valore dell’intervento tempestivo: «Se facciamo una buona prevenzione, se intercettiamo questi pazienti precocemente, siamo in grado di salvare tante vite».

Alessio La Manna, direttore dell’UOC di Cardiologia del San Marco, ha affrontato il controllo dell’ipercaliemia, evidenziando l’importanza del monitoraggio del potassio per mantenere, quando possibile, le terapie fondamentali dello scompenso. «Il cardiologo deve monitorare i valori di potassio», ha sottolineato, richiamando il ruolo dello specialista nell’adeguamento del trattamento.

Alessandro Carbonaro, della Cardiologia del Policlinico di Catania, ha posto l’attenzione sul rapporto tra obesità e scompenso: «Non facciamo passare messaggi estetici. Oggi l’obesità è una malattia cronica, come lo è l’ipertensione, come il diabete, come lo è la dislipidemia». L’obiettivo illustrato è una strategia che, oltre al peso, consideri la protezione cardiaca, vascolare, metabolica e renale.

Fortunata Alessandra Gibiino, direttrice sanitaria di Diagnostica cardiovascolare Gibiino, ha ricordato quanto la carenza di ferro possa limitare ulteriormente l’autonomia dei pazienti con scompenso: «Possiamo combatterlo, ma per combatterlo dobbiamo diagnosticarlo», ha spiegato riferendosi al problema, sottolineando la necessità di una valutazione del metabolismo del ferro che vada oltre il solo emocromo.

Giovanni Cannaò, responsabile dell’Ambulatorio di Pneumologia del Centro Medico Le Zagare, ha trattato le apnee ostruttive del sonno: «Quello delle apnee notturne è un problema di patologia emergente». La relazione ha approfondito il percorso diagnostico e le possibilità terapeutiche, tra cui l’impiego della CPAP, con attenzione all’impatto della malattia sulla qualità della vita.

Le innovazioni dell’interventistica sono state al centro del contributo del prof. Corrado Tamburino, direttore del Dipartimento cardiotoracovascolare del Centro Cuore Morgagni. Ripercorrendo l’evoluzione della TAVI, ha osservato che «è cambiato tantissimo», grazie al progresso delle tecnologie e all’esperienza degli operatori. Per il futuro, ha indicato la prospettiva di «modelli di valvole bio-ingegnerizzate che abbiano una durata più lunga rispetto a quella attuale».

Salvatore Scandura, dirigente medico dell’UOC di Cardiologia del Policlinico, ha evidenziato il ruolo dell’ecocardiografia nella selezione dei pazienti e nella guida degli interventi sulle valvole mitrale e tricuspide: «La scelta del paziente da sottoporre a questi interventi, la scelta dei device che possiamo mettere dipende dalla valutazione ecocardiografica».

Claudia Tamburino, responsabile della Cardiologia del Centro Cuore Morgagni di Pedara, ha approfondito le indicazioni alla chiusura del forame ovale pervio, richiamando la necessità di selezionare accuratamente i pazienti. «Vanno ricercate tante altre cause, o meglio escluse le possibili altre cause di ictus», ha precisato, sottolineando la collaborazione tra cardiologo e neurologo.

Sebastiano Immè, responsabile del laboratorio di Emodinamica del Centro Cuore Morgagni di Pedara, ha illustrato le opportunità delle tecniche percutanee per le patologie valvolari, anche nei pazienti che non possono affrontare la chirurgia tradizionale. «Bisogna vedere caso specifico per caso specifico qual è la migliore terapia per il paziente», ha ribadito.

Ornella Zaffarana, responsabile del servizio di Cardiologia del Centro Catanese CCMC, ha affrontato la sindrome di Takotsubo e il rapporto tra stress, emozioni e salute cardiaca. «È importante fare una diagnosi differenziale immediata», ha spiegato, richiamando anche il lavoro in équipe con neurologi e psicologi nel percorso di recupero e nella prevenzione delle recidive.

Salvino Bilancini, responsabile del Centro studi malattie vascolari J. F. Merlen di Frosinone, ha dedicato il suo intervento al fenomeno di Raynaud. «Stare attenti ai segnali che ci sono» è il messaggio rivolto ai pazienti, insieme all’importanza della valutazione angiologica e della capillaroscopia per distinguere le diverse forme del disturbo.

Angelo Pappalardo, responsabile dell’Ambulatorio Parkinson dell’ASP di Catania, ha evidenziato come alcune malattie neurologiche possano presentarsi inizialmente con disturbi di altra natura. «Il paziente si reca dal medico di famiglia e poi da altri specialisti, dal gastroenterologo al cardiologo», ha ricordato, sollecitando una maggiore attenzione condivisa ai segnali che possono orientare verso una diagnosi precoce.

Filippo Caraci, professore ordinario di Farmacologia dell’Università di Catania, ha presentato le evidenze sui farmaci antiamiloide nella malattia di Alzheimer, richiamando la necessità di valutare benefici e rischi nelle diverse popolazioni di pazienti. «Il punto essenziale rimane la diagnosi precoce», ha sottolineato, insieme all’attenzione ai fattori di rischio e alla ricerca.

Nella seconda giornata, Roberto Scicali, professore associato di Medicina interna dell’Università di Catania, ha affrontato la riduzione del colesterolo LDL: «Tutto sta nel valutare la distanza dal target che ha il paziente, nel valutare il profilo cardiometabolico del paziente e valutare anche il costo-beneficio delle terapie». Un approccio che collega l’intensità del trattamento alle caratteristiche individuali e agli obiettivi da raggiungere.

Letizia Ragusa, endocrinologa presso l’IRCCS Oasi di Troina, ha illustrato il passaggio da una visione del diabete centrata sulla glicemia a una maggiore attenzione alla protezione cardiovascolare e renale. «L’importanza dei farmaci è fondamentale, ma è fondamentale anche il discorso della dieta e dell’attività fisica», ha ricordato.

Giosiana Bosco, dottoranda di ricerca all’Università Kore di Enna, ha approfondito la stratificazione del rischio cardiovascolare e il contributo dei nuovi strumenti di valutazione. «Non è soltanto il colesterolo LDL a essere responsabile del rischio cardiovascolare», ha osservato, richiamando il ruolo di altri fattori e dell’imaging cardiaco non invasivo per affinare la stima del rischio.

Giancarlo Crisafulli, psichiatra, ha richiamato l’attenzione su ansia e insonnia, condizioni diffuse il cui impatto può essere sottovalutato. «La differenza tra il sintomo e il disturbo è estremamente importante e questo richiede un approccio integrato», ha spiegato, indicando un percorso che coinvolga il medico di medicina generale, gli specialisti ambulatoriali e, secondo le necessità, psicologo e psichiatra.

Il confronto si è esteso infine alla responsabilità medica con Chiara Catalano, giudice penale, che ha illustrato il punto di vista del magistrato nella valutazione delle scelte cliniche: «Le linee guida hanno una funzione orientativa», ha ricordato, precisando che devono essere considerate in rapporto al caso concreto. Anche sul piano del diritto, il riferimento richiamato è la personalizzazione della cura.

Dalle nuove terapie alla diagnosi precoce, fino alla collaborazione tra professionisti, il congresso ha riportato al centro un’esigenza condivisa: tradurre il confronto scientifico in percorsi di cura capaci di rispondere alla complessità dei bisogni della persona.

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