Le allergie respiratorie entrano con forza nel dibattito sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Non più semplici disturbi stagionali. Oggi vengono considerate un fattore di rischio reale, capace di incidere su attenzione, performance e sicurezza operativa.
È il tema al centro della Giornata mondiale per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro, in corso a Roma presso Palazzo Wedekind, durante il convegno “Allergie respiratorie e attenzione: strategie per ridurre i rischi invisibili”, promosso da Consumers’ Forum con il coinvolgimento di istituzioni, clinici e associazioni.
Un rischio invisibile che pesa su produttività e sicurezza
I numeri sono chiari e preoccupanti.
A livello europeo, la sola rinite allergica genera un impatto economico stimato tra 30 e 50 miliardi di euro l’anno. Assenteismo, ma soprattutto presenteismo. Si lavora, ma si lavora peggio.
I sintomi più comuni, congestione nasale, affaticamento, prurito, possono ridurre l’efficienza fino al 40%. Non solo. Il 61% dei pazienti soffre di disturbi del sonno, con effetti diretti sulla vigilanza durante l’attività lavorativa.
Un problema concreto, ma spesso ignorato.
Dalla clinica alla sicurezza sul lavoro
“Le allergie respiratorie non possono più essere considerate solo un tema clinico”, sottolinea Pietro Antonio Patanè, presidente dell’Associazione Nazionale Medici d’Azienda e Competenti.
Il nodo è l’attenzione o meglio, la sua riduzione.
Sintomi non trattati, ma anche effetti collaterali dei farmaci, possono compromettere prontezza e capacità decisionale. Un elemento critico soprattutto per chi svolge mansioni ad alto rischio: conducenti, operatori di macchinari, lavoratori in quota.
I settori più esposti
Ci sono ambiti dove il problema è ancora più evidente.
Agricoltura, edilizia, industria del legno, comparto alimentare. In questi contesti l’esposizione ad allergeni è elevata. Le allergie possono colpire fino al 30-40% dei lavoratori.
Poi ci sono tutte le professioni dove l’attenzione è tutto: un attimo di distrazione può fare la differenza.
Il ruolo dei farmaci: attenzione alla sedazione
Un passaggio cruciale riguarda le terapie.
Gli antistaminici di prima generazione possono causare sedazione, rallentamento dei riflessi, riduzione della performance cognitiva. Un rischio paragonabile ad altre condizioni che alterano la vigilanza.
Diverso il profilo degli antistaminici di seconda generazione. Molecole come fexofenadina e bilastina garantiscono un miglior controllo dei sintomi senza effetti sedativi rilevanti, preservando attenzione e reattività.
La scelta terapeutica, quindi, non è neutra, ma incide direttamente sulla sicurezza.
Il paradosso delle aziende: consapevoli ma inattive
I dati della survey realizzata da Associazione Italiana Ambiente e Sicurezza tra marzo e aprile 2026 fotografano una realtà contraddittoria.
La consapevolezza c’è, le azioni, purtroppo, molto meno.
Solo il 18% delle aziende ha inserito il rischio allergie respiratorie nel Documento di Valutazione dei Rischi. Il 32% prevede una sorveglianza sanitaria sistematica.
Ancora più critico il fronte dei farmaci: appena il 2% ha procedure formalizzate per gestire quelli con effetti sedativi. E circa l’80% non ha attivato alcuna iniziativa di sensibilizzazione.
Un vuoto evidente.
Verso una “sicurezza consapevole”
“Serve una nuova cultura della sicurezza”, evidenzia Francesco Santi, presidente AIAS.
Una sicurezza che integri anche i rischi meno visibili. Quelli che non si vedono, ma incidono.
In questa direzione si inserisce il documento strategico presentato oggi, frutto della collaborazione tra Società Italiana di Allergologia, Asma e Immunologia Clinica, Associazione Nazionale Medici del Lavoro e Competenti, FederAsma e Allergie, Consumers’ Forum ed esperti di INAIL.
Le proposte sono concrete. Più informazione per lavoratori e cittadini. Maggiore coinvolgimento dei medici competenti.
Integrazione del rischio nei modelli organizzativi e anche strumenti semplici ma efficaci, come pittogrammi sui farmaci per segnalare gli effetti sulla vigilanza.
Informazione e consapevolezza al centro
“La gestione della salute è parte integrante della sicurezza”, ricorda Anna Lisa Mandorino.
Il lavoratore deve essere informato, deve poter scegliere, deve essere parte attiva.
Si tratta di un cambio di prospettiva. Difficile, ma necessario perché le allergie respiratorie non sono più un dettaglio, ma rappresentano un rischio e come tale vanno gestite.

