La protezione contro il morbillo presenta ancora lacune. Secondo i dati sulle coperture vaccinali riferiti al 2024, nessuna Regione o Provincia autonoma raggiunge il 95% per la seconda dose, la soglia raccomandata per interrompere la trasmissione di un virus altamente contagioso. Un quadro che può favorire una maggiore circolazione dell’infezione, soprattutto tra le persone non immunizzate.
La circolare del ministero della Salute dedicata all’analisi epidemiologica 2024-2026 richiama l’attenzione sul completamento del ciclo vaccinale, sul recupero di chi non è vaccinato e sulla necessità di riconoscere e segnalare rapidamente i casi sospetti.
Perché la seconda dose è fondamentale
Per contenere il morbillo occorre raggiungere e mantenere una copertura di almeno il 95% con due dosi nelle popolazioni interessate. La seconda somministrazione consente di sviluppare una risposta immunitaria anche alla quasi totalità delle persone che non hanno risposto alla prima.
Il mancato raggiungimento della soglia lascia quindi spazi alla diffusione del virus. Rafforzare la protezione significa sia raggiungere chi non ha mai ricevuto il vaccino sia aiutare chi ha iniziato il ciclo a completarlo.
Giovani adulti, il 94,7% dei casi con stato vaccinale noto non è vaccinato
I dati del sistema di segnalazione Premal relativi al 2026, riportati nella circolare, indicano che la maggior parte dei casi notificati riguarda la fascia tra 15 e 39 anni. In questo gruppo, il 94,7% dei casi per i quali è disponibile lo stato vaccinale risulta non vaccinato.
La percentuale riguarda le persone che hanno contratto l’infezione e delle quali si conosce la storia vaccinale: non indica la quota di non vaccinati nell’intera fascia di età. Evidenzia però l’importanza di campagne mirate anche oltre l’infanzia, per raggiungere adolescenti e adulti rimasti senza protezione.
Attenzione agli operatori sanitari
Un altro elemento riguarda i contesti di cura. Tra i 417 casi con professione nota, 55 sono operatori sanitari, pari al 13,2%. Considerando soltanto i 287 casi adulti di età superiore a 18 anni con professione nota, la quota sale al 19,2%.
Per 45 dei 55 operatori è disponibile anche l’informazione sullo stato vaccinale: 40 risultano non vaccinati, cioè l’88,9% di questo sottogruppo.
Questi numeri richiamano l’attenzione sulle possibili esposizioni in ambito assistenziale, dove i contatti sono frequenti. Da soli non dimostrano dove sia avvenuto ogni contagio, ma sostengono la necessità di rafforzare la prevenzione e il controllo delle infezioni nelle strutture sanitarie.
Segnalazioni rapide e conferma di laboratorio
Tra le indicazioni operative figura il potenziamento della sorveglianza, con indagini epidemiologiche tempestive e conferma di laboratorio dei casi sporadici e dei focolai.
La circolare raccomanda la segnalazione del caso sospetto nel sistema Premal entro 24 ore e la raccolta dei campioni biologici già al primo contatto. I campioni devono essere inviati al Laboratorio regionale di riferimento della rete MoRoNet oppure, in sua assenza, al Laboratorio nazionale di riferimento, per confermare la diagnosi e caratterizzare il virus.
Recuperare le vaccinazioni e rendere più chiara l’informazione
Le raccomandazioni includono campagne rivolte ai giovani adulti non vaccinati e alle categorie ad alto rischio, insieme alle attività di recupero per completare la seconda dose.
Per gli operatori sanitari sono indicati la verifica dello stato immunitario, l’offerta attiva della vaccinazione e l’eventuale screening sierologico. Un ruolo centrale è affidato anche ai medici di famiglia e ai pediatri, chiamati a sostenere un’informazione comprensibile e a favorire l’adesione vaccinale.
La formazione degli operatori sulla comunicazione in ambito vaccinale completa gli interventi: spiegare con chiarezza perché servono due dosi e come recuperare quelle mancanti è parte del lavoro di prevenzione.

