Pesa poco più di 600 grammi, eppure ha già affrontato una delle sfide più difficili che la medicina neonatale possa immaginare.
Nei giorni scorsi, all’ospedale Umberto I di Enna, una neonata prematura è stata sottoposta con successo a un delicato intervento di cardiochirurgia pediatrica per la chiusura del dotto di Botallo, un vaso sanguigno fetale che collega l’aorta all’arteria polmonare e che, in condizioni fisiologiche, si chiude spontaneamente dopo la nascita.
Nei bambini prematuri, però, questo processo non sempre avviene.
Quando il dotto rimane aperto può compromettere seriamente sia la funzione cardiaca sia quella polmonare, mettendo a rischio una vita già estremamente fragile.
L’intervento dell’équipe del Bambino Gesù di Taormina
L’operazione è stata eseguita dall’équipe del Centro Cardiologico Pediatrico del Mediterraneo “Bambino Gesù”dell’ospedale San Vincenzo di Taormina.
A guidare il team il primario di cardiochirurgia pediatrica Sasha Agati, insieme alla dottoressa Ines Andriani. Con loro anche il dottor Enrico Iannace, primario di cardioanestesia pediatrica, e l’infermiera specializzata Concita Scalia.
Professionisti abituati a intervenire su pazienti dal peso di poche centinaia di grammi, dove ogni parametro vitale è estremamente delicato e ogni gesto chirurgico richiede precisione assoluta, esperienza e una forte componente umana.
“Quando c’è un bambino che sta male – ha spiegato il dottor Agati – preferiamo unire le forze con gli ospedali con cui collaboriamo e raggiungerli direttamente, evitando il trasferimento dei piccoli pazienti. Con l’UTIN di Enna abbiamo un rapporto di fiducia consolidato. Il lavoro di squadra fa davvero la differenza: noi eseguiamo l’intervento chirurgico e il reparto ennese segue con grande competenza il post operatorio”.
La collaborazione tra Enna e Taormina
Alla base di questo modello organizzativo c’è una convenzione ormai consolidata tra l’ASP di Enna e l’ospedale San Vincenzo di Taormina, rinnovata dalla Direzione Strategica guidata dal direttore generale Mario Zappia.
Una collaborazione che negli anni ha permesso di costruire un percorso clinico efficace per i neonati più fragili.
Il reparto di Terapia Intensiva Neonatale (UTIN) dell’ospedale di Enna rappresenta infatti un punto di riferimento che va ben oltre i confini provinciali, accogliendo neonati critici provenienti anche da altre aree della Sicilia.
Una realtà che negli anni ha sviluppato competenze, protocolli e capacità organizzative all’altezza delle situazioni più complesse.
“La collaborazione con il dottor Agati e con tutta l’équipe del San Vincenzo – ha sottolineato la dottoressa Sabrina Morreale, primario dell’UTIN di Enna – è diventata nel tempo un riferimento imprescindibile. Alla loro grande professionalità si aggiungono disponibilità, rapidità di intervento e una straordinaria umanità”.
La forza del lavoro di squadra
È proprio questo rapporto di fiducia tra le due équipe che consente di ridurre i tempi di intervento e garantire la massima efficacia nelle situazioni più critiche.
Mentre i medici lavorano in sala operatoria, nei corridoi dell’UTIN restano i genitori.
Famiglie che affrontano giorni di attesa e speranza, sostenute non solo dalla tecnologia e dalle competenze cliniche, ma anche da quell’umanità che diventa parte integrante della cura.
In reparti come questi, dove la vita pesa appena poche centinaia di grammi, ogni gesto conta.
E ogni risultato è il frutto di una squadra che lavora insieme per dare ai più piccoli la possibilità di crescere.

