Gio, 26 Maggio 2022
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Un progetto per sconfiggere l’epatite nelle carceri

E' stato avviato dall'Unità Operativa Complessa di Medicina dell'Ospedale Buccheri La Ferla Fatebenefratelli, diretta da Fabio Cartabellotta.

“Test e trattamento dell’infezione da Virus dell’epatite C cronica (HCV) nelle carceri: il progetto veloce ed efficace di RESIST-HCV in Sicilia” è il titolo del progetto di screening rivolto agli attuali circa 6500 detenuti delle 23 case circondariali della Sicilia. Avrà inizio a partire dal mese in corso. E’ stato avviato dall’Unità Operativa Complessa di Medicina dell’Ospedale Buccheri La Ferla Fatebenefratelli, diretta da Fabio Cartabellotta, da anni riferimento per il trattamento delle patologie epatiche e centro capofila della Rete HCV Sicilia, e dal Dipartimento Biomedico di Medicina Interna e Specialistica dell’Università di Palermo (DIBIMIS), con il contributo incondizionato di Gilead Science.

L’epatite C (HCV) rappresenta un importante problema di salute pubblica che richiede una risposta urgente. La cronicizzazione della malattia può portare a gravi conseguenze, quali la cirrosi epatica e il tumore del fegato. Oggi i farmaci antivirali diretti consentono la guarigione dell’infezione in quasi il 100% dei pazienti.

L’obiettivo del progetto è quello di far “emergere” il sommerso per individuare i soggetti prima che l’evoluzione dell’infezione provochi danni e condizioni di salute più gravi e onerose per il SSN. L’attuazione gratuita dello screening per HCV costituisce un passo di fondamentale importanza per l’emersione del “sommerso” che consentirà di giungere all’eradicazione del Virus C programmata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel 2030.

Le popolazioni a rischio sono il più grande serbatoio di pazienti non identificati ed a forte pericolo di sviluppare malattie poi irreversibili come la cirrosi. Gli ex tossicodipendenti o i tossicodipendenti attivi, che costituiscono una parte degli ospiti degli istituti penitenziari, rappresentano la popolazione dove il virus è più presente e nascosto. Effettuare lo screening in questa fascia di persone colloca gli ospedali in prima linea per combattere la patologia.

“Esprimiamo viva soddisfazione per un’iniziativa – dichiara il Provveditore Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria per la Sicilia, Cinzia Calandrino – che implica fondamentali interventi diretti a consentire a detenuti ed internati di fruire di prestazioni sanitarie, anche a scopo preventivo, per malattie che possono rivelarsi irreversibili se trattate in ritardo. Il progetto di screening e cura dell’epatite C al quale abbiamo aderito consente di declinare straordinarie sinergie tra l’Amministrazione Penitenziaria regionale ed il Servizio Sanitario al fine di rispondere a particolari e sentite esigenze profilattiche e di cura della salute della popolazione carceraria.

Quanto appena esposto è chiara manifestazione dell’attenzione alla tutela della salute dei soggetti ristretti quale fondamentale diritto dell’individuo ed interesse della collettività”.

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