Il virus Toscana (TOSV) è un arbovirus diffuso in Italia e in diversi Paesi dell’Europa meridionale. Prende il nome dalla regione nella quale fu isolato per la prima volta, all’inizio degli anni Settanta, dai ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità.
A trasmetterlo sono i flebotomi, piccoli insetti ematofagi conosciuti anche come pappataci. L’ISS ha pubblicato una scheda informativa per fare chiarezza sui sintomi dell’infezione, sulle modalità di trasmissione e sulle misure utili a ridurre il rischio di contagio.
Quali sono i sintomi del virus Toscana
Il periodo di incubazione varia generalmente da 3 a 7 giorni, ma può arrivare fino a due settimane. La maggior parte delle infezioni decorre senza sintomi oppure provoca disturbi lievi.
Le manifestazioni più frequenti sono:
- febbre;
- mal di testa;
- nausea;
- vomito.
I sintomi compaiono generalmente in modo improvviso e tendono a risolversi spontaneamente nell’arco di circa sette giorni, senza necessità di assistenza medica. Proprio per questo, molte infezioni non vengono diagnosticate.
Più raramente il virus può causare forme neuroinvasive, come meningite e meningoencefalite. Sono state inoltre descritte neuropatie periferiche, tra cui la sindrome di Guillain-Barré e le poliradiculomielopatie, nonché disturbi dei nervi cranici, come sordità e paralisi facciale.
Nonostante la possibile gravità del quadro clinico, sequele a lungo termine e decessi risultano molto rari.
Non esiste una terapia antivirale specifica
Al momento non è disponibile un trattamento antivirale specifico contro il virus Toscana. La terapia è principalmente sintomatica e di supporto. Nei casi neurologici più importanti può rendersi necessario il ricovero ospedaliero.
Come si trasmette
La trasmissione avviene attraverso la puntura delle femmine di flebotomo durante il pasto di sangue, soprattutto nel periodo compreso tra maggio e ottobre.
Anticorpi contro il virus sono stati individuati, oltre che nell’uomo, anche in cavalli, gatti, cani, pecore, maiali, bovini e pipistrelli.
In Italia il principale vettore è il Phlebotomus perniciosus, presente soprattutto nelle aree rurali e periurbane delle regioni tirreniche e meridionali. Un’altra specie coinvolta è il Phlebotomus perfiliewi, particolarmente diffuso sul versante adriatico degli Appennini, dall’Abruzzo all’Emilia-Romagna, ma presente con focolai ad alta densità anche in Toscana, Calabria e Sicilia.
I dati epidemiologici
Secondo la sorveglianza coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità, nel 2025 sono stati registrati 115 casi autoctoni e un caso importato. Nel 2024 i casi segnalati erano stati 238 autoctoni e 503 importati.
Uno studio relativo al periodo 2016-2023 ha analizzato 607 casi di infezione neuroinvasiva, con due decessi riconducibili al virus. Quasi la metà delle segnalazioni, 276, si è concentrata nel biennio 2022-2023.
I casi si verificano principalmente tra maggio e novembre, con un picco nel mese di agosto. Circa il 70% delle infezioni neuroinvasive esaminate ha interessato persone di sesso maschile.
Tra il 2020 e il 2023, su 372 casi neuroinvasivi per i quali erano disponibili informazioni cliniche, il 48,1% presentava meningite, il 32,5% encefalite e il 17,8% meningoencefalite. Più rare le polineuropatie.
La frequenza della malattia può essere influenzata anche dalle condizioni climatiche. Le stagioni con il maggior numero di casi, come quelle del 2018, 2022 e 2023, sono state caratterizzate da importanti anomalie delle temperature.
Come proteggersi dalle punture
In assenza di un vaccino, la prevenzione si basa soprattutto sulla riduzione dell’esposizione ai flebotomi nel periodo di maggiore attività, da maggio a ottobre.
L’ISS raccomanda di:
- utilizzare repellenti per insetti;
- indossare pantaloni lunghi e camicie a maniche lunghe quando si trascorre del tempo all’aperto;
- prestare particolare attenzione all’alba e al tramonto;
- installare zanzariere alle finestre;
- soggiornare, quando possibile, in ambienti climatizzati.
In presenza di febbre, forte mal di testa o sintomi neurologici dopo possibili punture di insetto è opportuno rivolgersi al medico, soprattutto durante i mesi nei quali i flebotomi sono maggiormente attivi.

