Mer, 2 Settembre 2026
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Sanità, il SSN perde terreno in Europa: Italia ultima nel G7 per spesa pubblica

Nel 2025 l’Italia è 15ª in Europa e ultima nel G7 per spesa sanitaria pubblica pro capite. Il divario europeo supera i 36 miliardi

Il Servizio Sanitario Nazionale continua a garantire buoni risultati di salute, ma dispone di risorse sempre più distanti da quelle investite dagli altri grandi Paesi. Nel 2025 l’Italia si colloca al 15° posto tra i 27 Paesi europei dell’area OCSE per spesa sanitaria pubblica pro capite e resta ultima nel G7.

A fotografare la situazione è un dossier della Fondazione GIMBE, elaborato sui dati OECD Health Statistics aggiornati al 17 luglio 2026. Un confronto che restituisce l’immagine di un sistema sanitario progressivamente indebolito da quindici anni di sottofinanziamento.

Alla sanità pubblica il 6,2% del PIL

Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica italiana si ferma al 6,2% del PIL, in calo rispetto al 6,3% registrato nel 2024. Il valore rimane nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella dei Paesi europei, entrambe pari al 7,1%.

Sono 14 i Paesi europei dell’area OCSE che destinano alla sanità una quota del PIL superiore a quella italiana. Il divario oscilla dagli 0,2 punti percentuali della Repubblica Slovacca fino ai 4,8 punti della Germania, dove la spesa pubblica raggiunge l’11% del PIL.

Un divario da oltre 36 miliardi di euro

Il ritardo emerge ancora più chiaramente dal confronto della spesa per abitante, calcolata a parità di potere d’acquisto.

Nel 2025 l’Italia investe 3.952 dollari pro capite: 909 dollari in meno rispetto alla media OCSE, pari a 4.861 dollari, e 1.013 dollari in meno rispetto alla media dei Paesi europei, che raggiunge i 4.965 dollari.

Tra gli Stati dell’Unione europea, 14 spendono più dell’Italia. La Spagna la precede di 47 dollari per abitante, mentre la Germania arriva a 8.726 dollari: più del doppio del dato italiano.

Tradotto in euro secondo i parametri OCSE, il ritardo rispetto alla media europea equivale a 612,4 euro per ogni residente. Rapportato ai quasi 59 milioni di abitanti rilevati dall’Istat al 1° gennaio 2026, il divario complessivo sfiora i 36,1 miliardi di euro.

Un distacco cresciuto negli ultimi quindici anni

Fino al 2011 la spesa sanitaria pubblica pro capite italiana era sostanzialmente allineata alla media europea. Da allora, tagli e definanziamenti hanno progressivamente ampliato la distanza.

Il divario aveva raggiunto i 424 dollari per abitante già nel 2019. È aumentato ulteriormente durante la pandemia, quando numerosi Paesi hanno destinato alla sanità risorse maggiori rispetto all’Italia, per poi allargarsi ancora nel biennio 2023-2024. Nel 2025 la spesa italiana è rimasta sostanzialmente stabile.

Il confronto con il G7 è ancora più severo: l’Italia occupa l’ultima posizione per l’intero periodo compreso tra il 2008 e il 2025. Particolarmente significativo è il caso del Regno Unito, che condivide con il nostro Paese un sistema sanitario finanziato prevalentemente attraverso la fiscalità generale, ma dal 2020 ha incrementato in modo consistente gli investimenti pubblici.

Le conseguenze ricadono sui cittadini

Secondo il presidente della Fondazione GIMBE, Nino Cartabellotta, il sottofinanziamento non può più essere considerato una semplice questione contabile. La carenza di risorse incide sulla capacità del SSN di garantire prestazioni tempestive, uniformi e accessibili.

Le conseguenze sono già visibili: liste d’attesa difficili da governare, pronto soccorso sotto pressione, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e maggiore ricorso alla sanità privata.

Nel 2024, secondo i dati richiamati dalla Fondazione, 5,8 milioni di persone — quasi un italiano su dieci — hanno rinunciato a visite specialistiche o esami diagnostici. Per molte famiglie curarsi comporta una spesa sempre più pesante, con il rischio di impoverimento o indebitamento.

L’allarme arriva anche da Bruxelles

OCSE, Commissione europea e OMS Europa riconoscono al sistema italiano buoni esiti di salute, tra cui un’elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità evitabile. Allo stesso tempo, però, evidenziano un progressivo deterioramento dell’accessibilità delle prestazioni, soprattutto per le persone economicamente e socialmente più fragili.

Nel Country Report 2026, la Commissione europea ha collegato per la prima volta le criticità del SSN non soltanto alla tutela della salute, ma anche all’equità sociale e alla produttività del Paese.

Il 10 luglio il Consiglio dell’Unione europea ha inoltre adottato una raccomandazione affinché l’Italia garantisca un accesso più tempestivo a cure economicamente sostenibili e affronti la carenza di personale nelle professioni sanitarie essenziali.

Il nodo dell’assistenza territoriale

Resta aperta anche la questione delle strutture territoriali finanziate dal PNRR. Al 1° settembre 2026, a due mesi dalla scadenza prevista, non risulta ancora disponibile una rendicontazione pubblica completa sulla piena operatività di almeno 1.038 Case della Comunità e 307 Ospedali di Comunità.

Le verifiche ministeriali sono ancora in corso. In assenza di dati aggiornati sui servizi realmente offerti e sul personale presente, rimane il rischio che alcune strutture siano formalmente completate, ma non ancora in grado di assicurare la presa in carico sanitaria per cui sono state progettate.

In vista della Legge di Bilancio 2027, GIMBE chiede di superare la contrattazione annuale sulle singole risorse e di costruire un impegno politico duraturo. L’obiettivo indicato è rifinanziare progressivamente il SSN, accompagnando gli investimenti con riforme strutturali e continuità nella programmazione.

Perché il divario con l’Europa non riguarda soltanto i bilanci pubblici: si misura nel tempo necessario per ottenere una visita, nella distanza dai servizi e nella possibilità concreta, per ogni cittadino, di potersi curare.

Alessandro Fragala'
Alessandro Fragala'
Laureato in Scienze della Comunicazione e specializzato in Culture e Linguaggi per la comunicazione all'Università di Catania, diventa giornalista nel 2010 collaborando con l'emittente Antenna Sicilia. Si occupa di sport e in particolare delle vicende del Calcio Catania. Nel 2015 fonda insieme ad altri colleghi l'agenzia Sicra e diventa direttore di Sotto il cielo Rossazzurro, portale web e programma radiofonico in onda su Radio Antenna Uno e Radio Catania. Nel 2016 diventa capo redattore dell'emittente Medical Excellence e redattore di BlogSicilia. Nel 2018 diventa direttore di Futura Production e successivamente del telegiornale di TeleJonica. Conduce su VideoRegione e TeleJonica programmi di successo come Incontri, Teste di calcio, Solo Chiacchiere, Tazebao, Aperinews e le dirette della Festa di Sant'Agata 2020 e 2021. Attualmente Direttore responsabile di SudSport, inserto sportivo di SudPress e capo ufficio stampa del Mpa.

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