Dalla diagnosi precoce alle nuove terapie con anticorpi monoclonali, passando per il ruolo strategico dei biomarcatori, della neuropsicologia e dei Centri per i Disturbi Cognitivi e le Demenze. Si è svolto a Catania, all’NH Parco degli Aragonesi, il congresso “Demenze in trasformazione: intercettare il declino, modificare la malattia, ripensare ai modelli di cura”, appuntamento scientifico che ha riunito specialisti provenienti da diverse discipline per analizzare l’evoluzione dell’approccio clinico e organizzativo alle malattie neurodegenerative.
L’evento, presieduto da Maria Carmela Gabriella Arena con la responsabilità scientifica di Dario Cannavò, ha posto al centro il cambiamento che sta interessando la gestione della malattia di Alzheimer e delle altre forme di demenza, oggi sempre più orientata verso strategie terapeutiche personalizzate e interventi nelle fasi iniziali della malattia.
Ampio spazio è stato dedicato alle nuove terapie disease-modifying e agli anticorpi monoclonali anti-amiloide, considerati uno dei passaggi più innovativi degli ultimi anni nel trattamento dell’Alzheimer. Un cambiamento che, come emerso nel corso delle relazioni, richiede però percorsi diagnostici più accurati, una selezione appropriata dei pazienti e una riorganizzazione dei Centri per i Disturbi Cognitivi e le Demenze, chiamati a svolgere un ruolo sempre più centrale nel collegamento tra territorio, ospedale e ricerca scientifica.
Tra i temi affrontati anche il valore dei biomarcatori plasmatici e liquorali, della diagnostica neuroradiologica e delle nuove tecnologie digitali applicate alla valutazione cognitiva. Un approccio che punta a rendere più tempestiva l’identificazione del declino cognitivo, migliorando al tempo stesso appropriatezza e sostenibilità delle cure.
Nel corso del congresso è emersa inoltre la necessità di una visione multidimensionale della demenza, non più considerata soltanto una patologia neurodegenerativa, ma una condizione complessa nella quale aspetti psichiatrici, psicologici e sociali assumono un peso crescente. Particolare attenzione è stata riservata al rapporto tra depressione e declino cognitivo, tema affrontato nelle relazioni dedicate alla diagnosi differenziale, alle implicazioni prognostiche e alle possibili strategie terapeutiche integrate.
Il confronto scientifico ha coinvolto neurologi, geriatri, psichiatri, neuropsicologi e specialisti provenienti da diverse realtà italiane. Tra i relatori Giorgio Basile, Giuseppe Lanza, Chiara Cupidi, Nicola Vanacore, Filippo Caraci, Maria Signorelli e Grazia Razza, insieme a numerosi professionisti impegnati quotidianamente nella gestione clinica dei disturbi cognitivi.
L’obiettivo condiviso dell’incontro è stato quello di tradurre le innovazioni scientifiche in strumenti concreti per la pratica clinica, favorendo modelli assistenziali più moderni, integrati e sostenibili. Un percorso che guarda alla diagnosi precoce e alla presa in carico globale del paziente come elementi centrali per affrontare una delle principali sfide sanitarie dei prossimi anni.

