Prima delle parole è arrivata la musica resa ancora più intensa dagli strumenti realizzati con il legno dei barconi dei migranti, trasformato da simbolo di tragedia e speranza in un messaggio di rinascita. Il Coro “Il Suono dell’Accoglienza” della Cooperativa sociale Rò La Formichina della Comunità Papa Giovanni XXIII ha aperto la giornata dell’ASP «Ridurre le distanze, garantire il diritto alla salute: ASP, ETS e Mediatori di sistema, una rete per l’accesso alle cure», all’interno della fermata d’arte “Fontana” della Metropolitana di Catania. Voci di persone che l’accoglienza l’hanno conosciuta da vicino, che hanno attraversato la fragilità e hanno trovato nella musica uno strumento di riscatto. Focus dell’appuntamento un sistema sanitario che sceglie di andare incontro a tutti, senza distinzioni, abbattendo le distanze e trasformando il diritto alla salute in un’opportunità concreta di inclusione.
Duemilatrecentonove persone prese in carico, oltre mille prestazioni odontoiatriche, sei ambulatori di prossimità, tre motorhome che raggiungono chi ai servizi non arriva: questi i numeri che l’ASP di Catania ha portato all’incontro promosso nell’ambito del Programma Nazionale Equità nella Salute (PNES).
Il PNES è finanziato con risorse del Fondo Sociale Europeo Plus (FSE+) e del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR). L’attuazione è coordinata dall’Istituto Nazionale per la Promozione della Salute delle Popolazioni Migranti e per il Contrasto delle Malattie della Povertà (INMP), che opera come Organismo intermedio, garantendo supporto tecnico e monitoraggio delle attività sul territorio nazionale.
A Catania il programma ha costruito una rete che coinvolge sette Enti del Terzo Settore e otto mediatori di sistema. Un modello che punta a intercettare presto i bisogni, orientare i cittadini, accompagnarli lungo la cura. E abbattere gli ostacoli che tengono lontane dai servizi le persone più fragili.
Ad aprire gli interventi il direttore generale dell’ASP di Catania, Giuseppe Laganga Senzio: «C’è una fascia di popolazione che non ha neanche la possibilità di richiedere una prestazione sanitaria, restando fuori dal sistema sanitario. Questo è il grande problema dell’equità della salute e dell’equità di accesso». C’è un ostacolo che nessuna delibera può rimuovere, e Laganga Senzio lo ha nominato: la sfiducia di chi non crede più che qualcosa possa cambiare. «Quando raccontiamo alle persone quello che facciamo, quello che possiamo fare per loro, rimangono meravigliati e si chiedono: è possibile che questo sia vero e avvenga gratuitamente?». E prosegue: «Da qui l’importanza delle parole: parliamo di un programma, non di un progetto. E in quanto tale è destinato a durare nel tempo, a condizione che diventi cultura, che entri nel nostro modo di pensare e di essere».
È intervenuto quindi il direttore generale dell’INMP, Cristiano Camponi, che ha allargato lo sguardo al quadro nazionale. «Non c’è integrazione se non c’è la garanzia della salute. Se non si riescono a mettere le basi per una sanità equa, universale e uguale, tutto il resto non verrà mai, non ci sarà mai uno sviluppo sociale». Un tema che, ha ricordato, non riguarda solo la sanità. «Garantire la salute a tutti i cittadini che, secondo il nostro ordinamento, hanno diritto a una presa in carico diventa anche una questione di ordine e sicurezza pubblica».
La portata europea del PNES l’ha raccontata l’ingegnere Giorgio Martinelli, Autorità di Gestione del Programma Nazionale Equità nella Salute 2021-2027, con i numeri e con la prospettiva di lungo periodo. «Il programma è finanziato con 625 milioni di euro. Una somma che sembra consistente ma non è così grande se raffrontata a tanti altri programmi europei. È un’innovazione: le risorse sono state affidate al Ministero della Salute come autorità di gestione, che si avvale dell’Istituto Nazionale Migranti e Povertà e delle regioni per attuare gli interventi sui territori. I beneficiari nel 90 per cento dei casi sono le aziende sanitarie». Martinelli ha insistito sul valore del lavoro di squadra, e su una distanza tra istituzioni che è più apparente che reale.
Il programma copre gli anni 2021-2027 ma per le regole comunitarie si chiuderà nel 2029. Quello che si costruisce adesso peserà su quello che verrà dopo.
Il dott. Marco Maccari, Responsabile dell’Organismo Intermedio per l’Area “Contrastare la povertà sanitaria”, ha messo a fuoco la parte operativa del programma e ha annunciato le prossime aperture. «Il contrasto alla povertà sanitaria è una sfida concreta che richiede un forte impegno organizzativo, amministrativo e gestionale da parte di tutte le istituzioni coinvolte. Il Programma contiene sette linee di intervento che rafforzano l’accesso ai servizi e riducono le disuguaglianze. Tra queste, gli ambulatori di prossimità e i motorhome, acquistati con fondi europei e destinati a rimanere patrimonio delle aziende sanitarie. Tra le novità, di prossima introduzione le protesi oculistiche e gli apparecchi ortodontici per i minori di 14 anni».
Tra gli elementi più innovativi del modello catanese figura la mediazione di sistema. Un lavoro che, attraverso mediatori, associazioni e comunità locali, migliora l’accessibilità dei servizi sanitari per chi vive in condizioni di maggiore fragilità sociale, economica o culturale. Su questo principio Laganga Senzio ha chiuso il suo intervento. «Quando tutte le componenti, le associazioni, l’ASP, chi ogni giorno lavora sul territorio, vanno verso la stessa direzione, i risultati positivi sono garantiti».
Tra i momenti più significativi della mattinata, la testimonianza di una ragazza, Sofia, ventidue anni che ha raccontato la sua esperienza di cura nel reparto di Odontoiatria Speciale Riabilitativa dell’ASP di Catania, diretto dal dottor Riccardo Spampinato. «Qui ho conosciuto medici e infermieri straordinari che hanno ascoltato il mio problema e mi hanno aiutata a risolverlo. Mi sono sentita seguita e capita».
Spampinato ha ricordato un impegno che dura da oltre venticinque anni e i risultati raggiunti grazie al progetto finanziato dal PNES: cinque ambulatori territoriali attivati, un’unità mobile operativa, circa 1.005 visite effettuate, 111 protesi erogate a persone in condizioni di fragilità sanitaria e sociale.
Sono numeri. Ma dietro ognuno di quei numeri c’è qualcuno che ha ricominciato a sorridere.
A moderare i lavori è stato il dottor Ruggero Sardo. Sono intervenuti la dottoressa Laura Pergolizzi, capo di gabinetto della Prefettura di Catania; l’assessore ai Servizi Sociali del Comune di Catania, Serena Spoto; Salvatrice Riillo, responsabile dell’attuazione del Piano degli Interventi; Carmelo Petralia, referente amministrativo del PNES – Area 1; Loredana Sucato, responsabile della co-progettazione con gli Enti del Terzo Settore e della Mediazione di Sistema; il professor Pieremilio Vasta, referente del Comitato Consultivo e della Rete Civica; Mariagrazia Romano, referente degli Enti del Terzo Settore; e Dino Barbarossa, referente della Mediazione di Sistema.
Un momento importante è stato dedicato anche agli Enti del Terzo Settore coinvolti nel programma: sette realtà che hanno avuto l’opportunità di presentarsi direttamente alla cittadinanza, raccontando le proprie attività, i servizi offerti e il ruolo svolto quotidianamente nei territori a sostegno delle persone in condizioni di vulnerabilità.
A conclusione dei lavori, la visita ai motorhome, ambulatori a quattro ruote, aperti a chi ha bisogno.

