Il virus del Nilo Occidentale (West Nile Virus – WNV) rappresenta una minaccia crescente per la salute pubblica in Italia e in Europa. Endemico in aree come Emilia-Romagna e Veneto, il virus è tornato sotto i riflettori a seguito del recente cluster epidemico registrato in Campania: 81 casi neuroinvasivi con altrettanti ricoveri ospedalieri, prevalentemente tra villeggianti di Baia Domitia. Considerando che solo l’1-2% dei contagiati manifesta sintomi gravi, si stima che i casi asintomatici siano già diverse centinaia.
A lanciare l’allarme è la Società Italiana di Medicina Veterinaria Preventiva (SIMEVEP), che sottolinea l’urgenza di adottare strategie coordinate in ottica One Health, basate sulla stretta interconnessione tra salute umana, animale e ambientale.
Il virus e le modalità di trasmissione
Il WNV si trasmette principalmente tramite zanzare del genere Culex, i cui serbatoi naturali sono gli uccelli. Cavalli e uomini sono ospiti a fondo cieco, ovvero non in grado di trasmettere ulteriormente l’infezione. Altri veicoli di trasmissione, sebbene rari, includono trasfusioni di sangue, trapianti di organi e trasmissione verticale durante la gravidanza.
“Il problema è che i sintomi sono spesso lievi o assenti”, ricorda Antonio Sorice, presidente SIMEVEP. Nell’80% dei casi l’infezione decorre in modo asintomatico. Il restante 20% manifesta sintomi lievi simili all’influenza, mentre solo lo 0,5-1% sviluppa forme neurologiche potenzialmente letali, in particolare negli anziani e nei soggetti fragili.
2025: 455 casi e 21 decessi in Italia
Nel 2025 sono già 455 i casi confermati di infezione da WNV in Italia, con 21 decessi, il dato più alto in Europa. Secondo Maurizio Ferri, coordinatore scientifico di Simevep, la combinazione di piogge intense, ondate di caldo e rotte migratorie degli uccelli ha favorito la proliferazione delle zanzare e l’amplificazione del ciclo di trasmissione.
Dal 2018 sono stati registrati oltre 247 casi di forme neuro-invasive autoctone in Italia.
Sorveglianza veterinaria: il presidio che salva vite
Fondamentale in questo contesto è la sorveglianza sanitaria svolta dai servizi veterinari del Servizio Sanitario Nazionale. Monitorando uccelli selvatici e cavalli, si riesce a intercettare la circolazione del virus anche nove giorni primadell’insorgenza del primo caso umano.
Tre le principali aree di intervento:
- Sorveglianza entomologica: trappole per zanzare Culex e analisi dei campioni per localizzare le aree a rischio.
- Sorveglianza equina: test su cavalli con sintomi neurologici, considerati “sentinelle” dell’infezione.
- Sorveglianza avifaunistica: campionamenti su uccelli vivi o morti, specie migratrici e stanziali.
Queste attività sono svolte in collaborazione con gli Istituti Zooprofilattici Sperimentali e consentono interventi tempestivi di disinfestazione e sicurezza trasfusionale.
Prevenzione nei trapianti e donazioni
Il Centro Nazionale Sangue (CNS) e il Centro Nazionale Trapianti (CNT), in stretta sinergia con Ministero della Salute e servizi veterinari, adottano misure specifiche in caso di rilevazione del virus: sospensione delle donazioni nelle aree a rischio, utilizzo di test NAT per lo screening dei donatori e controlli approfonditi per trapianti provenienti da zone endemiche.
Prevenzione individuale e misure ambientali
In assenza di un vaccino per l’uomo, la prevenzione si basa su:
- utilizzo di repellenti e indumenti protettivi
- installazione di zanzariere
- eliminazione dell’acqua stagnante in contenitori all’aperto
- trattamenti insetticidi mirati in caso di segnalazione virale
Queste misure sono particolarmente importanti nelle ore serali dei mesi estivi e autunnali, quando le zanzare Culex sono più attive.
L’approccio One Health: l’unica via possibile
“Il West Nile Virus è un chiaro esempio di come la salute degli animali e quella dell’uomo siano indissolubilmente legate”, conclude Sorice. “Solo un approccio One Health che integra medicina, veterinaria, biologia, ecologia e sanità pubblica può offrire una risposta efficace alle emergenze sanitarie globali”.
La sorveglianza veterinaria, dunque, non è solo un presidio per il mondo animale, ma rappresenta un baluardo per la salute pubblica, specialmente nella protezione delle donazioni di sangue e organi. La cultura scientifica multidisciplinare e integrata si conferma pilastro fondamentale per la prevenzione.

