Mar, 12 Maggio 2026
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Autismo, per gli psichiatri nelle donne approccio differente

A sollevare la questione è la Società Italiana di Psichiatria (SIP), che in occasione della Giornata Mondiale per la Consapevolezza sull’Autismo ha voluto fare il punto sulle differenze di genere

I numeri parlano chiaro: l’autismo colpisce prevalentemente gli uomini. 

In Italia, si stima che circa 600.000 persone siano affette da questo disturbo, con una netta prevalenza maschile rispetto a quella femminile, in un rapporto di 4 a 1 (480.000 uomini contro 120.000 donne). Anche nell’infanzia, tra i 7 e i 9 anni, si contano circa 31.000 bambini maschi con autismo, contro 8.000 bambine.

Tuttavia, un’analisi più approfondita suggerisce che questi dati vadano interpretati con maggiore attenzione. Le donne, infatti, presentano un approccio differente alla condizione, il che rende più difficile il riconoscimento della diagnosi. Tradizionalmente, i disturbi dello spettro autistico sono stati considerati prevalentemente maschili, ma nelle donne sono molto più frequenti di quanto si pensi. Il problema sta nel fatto che i sintomi si manifestano in modo diverso, spesso lontano dai criteri diagnostici classici, che si basano su modelli maschili.

A sollevare la questione è la Società Italiana di Psichiatria (SIP), che in occasione della Giornata Mondiale per la Consapevolezza sull’Autismo ha voluto fare il punto sulle differenze di genere.

UN AUTISMO DIVERSO NELLE DONNE. “La capacità di adattamento delle donne ai deficit di comunicazione sociale è spesso più sviluppata rispetto agli uomini, un fenomeno noto come ‘camouflaging’ (camuffamento)”, spiega Liliana Dell’Osso, presidente della SIP ed esperta di autismo nell’adulto. Per questo motivo, nei casi più lievi, il disturbo può passare inosservato. Tuttavia, ciò non significa che non venga percepito dalla persona che ne soffre. Molte donne con autismo raccontano di aver iniziato fin da bambine a imitare le compagne più abili nelle interazioni sociali per riuscire a orientarsi meglio nei rapporti con gli altri.

Questo porta a comportamenti compensatori che possono variare da un eccessivo ritiro sociale a una forte estroversione, fino a forme di seduttività incongrua e, talvolta, a relazioni sentimentali instabili. In alcuni casi, le difficoltà emotive possono portare a sviluppare disturbi più complessi, come il disturbo borderline di personalità, che presenta un’alta prevalenza femminile.

Un altro elemento chiave nella diagnosi dell’autismo femminile riguarda gli interessi ristretti e le rigidità comportamentali. Mentre negli uomini questi tendono a concentrarsi su argomenti tecnici o numerici, nelle donne si manifestano in modi differenti e socialmente più accettati, come l’ossessione per una serie televisiva, la passione intensa per un personaggio famoso, l’amore per gli animali o disturbi alimentari con schemi ripetitivi.

ANORESSIA E AUTISMO: UN LEGAME DA APPROFONDIRE. “Un aspetto particolarmente rilevante – aggiunge Dell’Osso – è la connessione tra autismo e anoressia nervosa. Quest’ultima, a differenza dell’autismo, viene diagnosticata quasi esclusivamente nelle donne, tanto che alcuni studiosi ipotizzano possa essere un ‘fenotipo’ dello spettro autistico femminile. A supporto di questa tesi, si osserva che molte parenti di persone autistiche soffrono di anoressia”.

L’autismo, infatti, ha una forte base genetica ed è soggetto a un’aggregazione familiare. Negli ultimi anni, l’attenzione verso le manifestazioni femminili del disturbo è aumentata, ma c’è ancora molto lavoro da fare. “Comprendere le diverse espressioni dell’autismo tra i sessi non è solo una questione clinica – conclude Dell’Osso – ma potrebbe anche aiutarci a svelare i meccanismi neurobiologici che regolano il funzionamento del cervello in uomini e donne”.

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