Ven, 27 Maggio 2022
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Lesioni spinali, ecco la cellula “riprogrammata”

Un progetto di medicina rigenerativa e alta ricerca tutto italiano, che coinvolge due atenei e un Centro di Ricerca clinica e scientifica d'avanguardia

Una cellula riprogrammata con istruzioni precise: favorire la rigenerazione del tessuto nervoso, per creare una terapia utile a riparare le lesioni spinali. Un progetto di medicina rigenerativa e alta ricerca tutto italiano, che coinvolge due atenei e un Centro di Ricerca clinica e scientifica d’avanguardia. Questi gli obiettivi di Hemera, spin-off delle Università degli Studi di Verona e La Statale di Milano, in collaborazione con ricercatrici e ricercatori dell’Istituto Clinico Humanitas. La partenza della sperimentazione, con lo spin-off de due atenei e la campagna di fundraising per finanziare la ricerca, sono stati presentati questa mattina a Verona.
Nell’Unione Europea e nel Nord America, secondo recenti stime, vi sono circa 500.000 persone colpite da lesione midollare, 85.000 solo in Italia. Questo progetto sviluppa una nuova terapia cellulare immunologica per favorire la rigenerazione del tessuto nervoso a seguito di lesioni al midollo spinale e restituire capacità motoria a persone che l’hanno persa a causa di un trauma.

“Questo progetto rappresenta il punto di arrivo di anni di ricerche congiunte degli atenei di Verona e di Milano, con il sostegno di Humanitas – spiega Roberto Giacobazzi, prorettore dell’Università di Verona – che portano a risultati incredibili nel campo della farmacologia. Si tratta di terapie molto complesse, innovative e targettizzate sul singolo paziente, che daranno grandi speranze per il processo di riabilitazione”.
“Si sa da anni che nelle lesioni spinali si instaura in tempi molto brevi un ambiente locale fortemente sfavorevole alla rigenerazione delle fibre nervose danneggiate, e che questo è alla base del mancato recupero dal danno motorio e delle invalidità permanenti associate a questa condizione clinica” – dice Maria Pia Abbracchio, Prorettore vicario e con delega a Ricerca e Innovazione dell’Università degli Studi di Milano-. “Hemera, spin off del nostro ateneo e dell’Università di Verona, nasce con l’intento di sviluppare un approccio totalmente innovativo, consistente nell’impiego di un nuovo prodotto farmacologico basato su cellule immunomodulanti, che, preventivamente istruite in provetta e poi trapiantate nella lesione, sono capaci di riprodurre in loco un microambiente che stimola la rigenerazione nervosa”. “Ad oggi i risultati della ricerca preclinica ci hanno dimostrato che la terapia cellulare TEM funziona, ovvero che queste cellule, una volta trapiantate in un modello preclinico con lesione spinale grave, sono in grado di favorire con elevata efficacia il recupero motorio – ricorda Ilaria Decimo, Responsabile Ricerca e Sviluppo di Hemera e docente dell’Università di Verona”.

L’obiettivo dei prossimi cinque anni sarà quindi validare la terapia cellulare sull’uomo e per fare questo Hemera sta lavorando con l’EMA (Agenzia Europea del Farmaco) per la messa a punto dei protocolli di produzione della terapia, delle procedure neurochirurgiche e delle tecniche di somministrazione non invasive. “Si tratta di un’impresa ad altissimo potenziale, un progetto molto ambizioso e sfidante, e, ovviamente, complesso che necessita per la sua realizzazione di una grande quantità di risorse e di competenze – spiega Aldo Cocchiglia, Amministratore Delegato di Hemera -. In pochi mesi abbiamo raccolto più di un milione di euro, grazie all’apporto di un gran numero di piccoli soci finanziatori. La campagna di fundraising prosegue: l’obiettivo è arrivare nel più breve tempo possibile alla cura per le lesioni del midollo spinale e cambiare radicalmente le prospettive e la qualità di vita dei pazienti. Per farlo c’è bisogno dell’aiuto di tutti: Hemera non vuole rappresentare una ricerca confinata nei laboratori, ma essere un progetto per tutti e, soprattutto, di tutti. Il contributo e supporto che ciascuno di noi vorrà dare sarà pertanto molto importante per realizzare una cura efficace, che ad oggi ancora non c’è”.

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