L’impatto del caldo sulla salute respiratoria non si limita alle ore più roventi della giornata. Un aspetto spesso sottovalutato, ma che influisce gravemente sulle patologie polmonari, è rappresentato dalle elevate temperature notturne durante le ondate di calore.
A lanciare l’allarme è Giovanna Elisiana Carpagnano, professore ordinario e direttore della Pneumologia del Policlinico di Bari, intervenuta al meeting internazionale sulle malattie respiratorie organizzato dalla Fondazione Menarini, in collaborazione con le Università di Bari e Foggia.
«Le notti tropicali, con minime che raggiungono i 25°C, hanno un impatto sulla salute respiratoria paragonabile a quello delle ondate di calore diurne», ha spiegato Carpagnano. «Le temperature minime notturne stanno crescendo più rapidamente delle massime diurne e questo contribuisce al peggioramento dei sintomi respiratori, aumentando il rischio di crisi asmatiche e, nei casi più gravi, di mortalità».
L’Italia, secondo i dati dell’Agenzia Europea per l’Ambiente, si colloca al terzo posto in Europa per numero di notti tropicali annuali, dietro solo a Grecia e Cipro. Già nel periodo 1981-2010 si registravano in media 41,6 notti all’anno con temperature sopra i 20°C, un numero destinato a crescere ulteriormente, soprattutto nelle città, dove l’effetto isola di calore amplifica il problema. «Nelle ultime estati siamo arrivati a contare fino a 48 notti roventi per stagione, con un bilancio in termini di salute spesso sconcertante», ha sottolineato l’esperta.
Uno studio pubblicato su Environmental Health Perspectives, che ha analizzato oltre 40 anni di dati in Giappone, ha evidenziato come le ondate di calore notturne con minime fino a 25°C possano far aumentare del 10% il tasso di mortalità per malattie respiratorie, indipendentemente dalle temperature diurne. La notte rappresenta infatti un momento critico: durante il riposo, il calibro dei bronchi si riduce fisiologicamente fino all’8%, un restringimento che diventa pericoloso per chi soffre di patologie come l’asma. Il caldo notturno estremo può aggravare questa condizione, impedendo il normale svuotamento dei polmoni e scatenando crisi potenzialmente fatali.
«È fondamentale che i soggetti più vulnerabili, come anziani e bambini asmatici, adottino misure di prevenzione, come l’uso di ventilatori o deumidificatori, per mantenere un ambiente fresco nelle ore notturne e ridurre così il rischio di complicanze», ha concluso Carpagnano.

