La Società Italiana di Nefrologia (SIN) lancia l’allarme: più della metà delle borse di specializzazione in nefrologia è rimasta scoperta nel 2024. Su 337 contratti statali messi a bando, solo 131 sono stati effettivamente assegnati, lasciando vacanti il 61% dei posti. Un dato in crescita rispetto al 58% registrato nel 2023, che riflette una crisi strutturale nella formazione di nuovi nefrologi.
La denuncia arriva in occasione della Young Renal Week, la settimana formativa rivolta ai giovani specializzandi in nefrologia in corso a Brescia fino al 14 maggio.
“La Malattia Renale Cronica (MRC) è una vera e propria epidemia silenziosa che si è trasformata in emergenza”, dichiara Luca De Nicola, presidente della SIN e professore ordinario all’Università Vanvitelli di Napoli. “La morbilità e mortalità legate alla MRC continuano ad aumentare, mentre il numero di specialisti cala. Siamo davanti a una crisi che non può essere affrontata solo con eventi formativi, ma necessita di un investimento strutturale sui giovani e sull’intero sistema sanitario”.
Secondo la SIN, la MRC ha oggi una prevalenza globale superiore rispetto ad altre malattie croniche non trasmissibili considerate prioritarie dall’OMS, come le malattie cardiovascolari, i tumori, le patologie respiratorie croniche e il diabete. La malattia, progressiva e spesso asintomatica fino agli stadi avanzati, porta all’insufficienza renale, rendendo indispensabili trattamenti di dialisi o il trapianto, con elevati costi sanitari e sociali.
Negli ultimi 30 anni, il numero di nuovi casi di dialisi è aumentato del 43%. Tuttavia, la consapevolezza pubblica sulla malattia rimane sorprendentemente bassa, sottolineando un fallimento delle agende sanitarie internazionali nell’affrontare adeguatamente il problema.
“Identificare precocemente la MRC è possibile, ma serve un piano di screening e prevenzione diffuso”, afferma ancora De Nicola, sottolineando l’importanza della collaborazione con i Medici di Medicina Generale (MMG) e le Istituzioni. In questa direzione si muove la proposta di legge, a prima firma del vicepresidente della Camera Giorgio Mulè, che punta a introdurre screening mirati nelle popolazioni a rischio.
“Dobbiamo agire su due fronti – spiega Maura Ravera, segretario scientifico della Fondazione Italiana del Rene –: da un lato, promuovere informazione e sensibilizzazione per facilitare diagnosi precoci e trattamenti tempestivi; dall’altro, investire nella formazione dei giovani nefrologi, offrendo aggiornamenti continui e integrando innovazione clinica e scientifica”.
La Young Renal Week, che coinvolge 120 giovani specializzandi, si conferma un pilastro per il futuro della nefrologia italiana, in un momento in cui la disciplina è attraversata da importanti trasformazioni e progressi nella ricerca.

